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Diario di un Weekend in Croazia
Estratto dal diario personale di un corsista Tre Mari
di Nereo Nicolin

2 maggio 2004, sono in macchina e sto rientrando con Stefano dalla Croazia. Purtroppo non riesco a fare molta compagnia al mio autista e già dopo Trieste mi parte il salva schermo.
In breve tempo, mi vedo tutte le foto che la mia mente ha archiviato durante questo fine settimana. Gli sguardi delle persone, chi preoccupato e un po' teso prima dell'immersione e chi burlone e spiritoso per cercare di tranquillizzare noi aspiranti pinne rubate all'agricoltura!
Il momento è catartico, il briefing è d'obbligo, tutti uniti nell'ascoltare gli istruttori che indottrinano noi bamboloni e bambolone sul programma dell'immersione.
Un check up tra compagni fuori e dentro l'acqua, tutti in alto il corrugato e vai che si sgonfia il g.a.v. e si scende.
Si entra nel mondo marino, un mondo per me sconosciuto che sto cominciando a scoprire ed apprezzare.
Mi guardo attorno per cercare la mia compagna, in questo splendido viaggio. Cerco dei segni di riconoscimento, imposto l'ok sulla mano destra facendoglielo vedere, e dopo qualche secondo mi conferma con un deciso ok.
Ogni movimento è rallentato in acqua e mi sembra di essere un bradipo. Lotto con la maschera che imbarca acqua e il mio povero nasone ne aspira a grandi dosi, ma oramai mi sono abituato e non ci faccio più caso, svuotando la maschera regolarmente.
Si parte per il percorso, mi guardo attorno cerco gli abitanti di questo mondo, ma non li conosco e penso tra me, cosa dirò agli amici quando mi chiederanno: "che cosa hai visto ?" risponderò: "Ho visto dei pesci, ma non vi so dire i nomi di tutti questi pesci, però ho riconosciuto; la stella alpina, ops!!! marina, scusate, i pomodorini cigliegina, etc..etc"
Ogni tanto mi segnano sul fondo che stiamo visitando, delle cose, che però non riesco a vedere e mi sembra di essere Aldo quando dalla montagna Giovanni e Giacomo gli segnano il cervo con le corna muschiate da vedere e lui tira il collo, aguzza la vista, ma non vede niente.
Sono triste, non capisco, la domanda nasce spontanea; "che sia narcosi da azoto? ma mia o loro?" Vabbé, proseguiamo e stiamo in campana! ma in subaquese come si dirà? stiamo in assetto oppure, stiamo in bombola, stiamo freschi!!! si, e anche umidi!
Vabbé, proseguiamo, "guarda, guarda la", mi fanno segno con il dito.
Mi lancio come un paracadutista oppure a pesce! vabbé mi lancio, ma non vedo niente... che sia un problema di vista? no è scappato prima che io arrivassi, forse sarà un'allucinazione di massa... bah!!
Proseguo il mio cammino, ops! la mia immersione.
Sento una presenza che incombe su di me dall'inizio dell'immersione e ad un tratto mi ricordo che dietro di me c'è Frau Claudia, mi giro e imposto ancora il mio ottimo ok e lei con sguardo vigile mi risponde con un perfetto ok.
Sono veramente bravi questi istruttori, e ciò mi rassicura ancor di più. Siamo di ritorno dall'immersione, Claudia mi fa segno che vuole controllare quanta aria mi rimane e dopo un controllo, realizziamo tutti e due che mi rimangono 35 atm!!!
La vedo partire come un pesce mamma preoccupato per il proprio pesciolino e si dirige verso il capo gita, riferendo il problema.
Io mi sento tranquillo a parte i millllle svuotamenti maschera fatti e i litri di acqua aspirati dal naso!! Si va verso la tappa di rispetto, 3 minuti a 3 m, TRE, DUE, UNO e puffate si esce. Mi guardo attorno per cercare la mia compagna, che esce vicino a me e sta bene, osservo i volti degli altri e mi rendo conto che sembrano tutti dei cadaveri da quanto pallidi sono i loro visi e immagino che anche il mio sia così. Sento uno strano rumore di fondo mentre sto uscendo dall'acqua, sembra il rumore di un motore che si fa sempre più chiaro nella mia testa, fino a farmi destare dal sogno croato e a farmi capire che la realtà è un'altra.Il ritorno a casa, siamo a Mestre e sono le 18:00 del pomeriggio e sono cotto dal sole che non ci ha riscaldati nel weekend ma che ci accompagna ora nel rientro.
Guardo il mio autista, scusandomi per non avergli fatto compagnia, ma sembra che ciò non gli abbia dato problemi.
Scambiamo un po' di battute, ma poi i miei pensieri ritornano in Croazia, ai compagni di immersione, alle battute, ai momenti gioviali a tavola, in barca e nel mentre, una timida lacrima scende nell'incavo tra il naso e la guancia ed a stento riesco a fermare la commozione che potrebbe.................

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