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Incidenti Subacquei
Un saggio sugli incidenti
subacquei e sulla loro prevenzione.
di Bernardino Battistin
Le scuole di subacquea sportiva
insegnano ai propri allievi ad effettuare immersioni con aria compressa,
entro la curva di sicurezza e con l’ausilio delle tabelle d’immersione.
Scopo dell’immersione è il divertimento. Proseguendo nell’iter formativo e
attraverso un valido addestramento, si può raggiunge una buona preparazione
ed esperienza. A questo punto per molti subacquei è quasi una vocazione
naturale volgere lo sguardo verso immersioni sempre più profonde. Pertanto
se ci immergiamo per raggiungere queste mete, dovremmo essere molto
preparati e tenere conto di tutta una serie di fattori per la nostra
sicurezza. Solo una buona conoscenza e padronanza di nozioni e tecniche
subacquee, oltre ad un buon autocontrollo, consentono di ridurre il pericolo
di eventuali incidenti. Di qui l’importanza di conoscere la tipologia
degl’incidenti (meccanici, chimici e fisici) in cui un subacqueo può
incorrere. Gli incidenti di immersione possono essere suddivisi in
differenti gruppi a seconda delle loro cause.

Gli incidenti meccanici si verificano generalmente o nella fase di discesa verso
il fondo o nella fase di risalita. Vengono così definiti in quanto sono dovuti
proprio agli “effetti meccanici” che la variazione di pressione
esercita sul nostro corpo. Aumento - in discesa - e diminuzione - nella fase di
risalita - della pressione.
Con questo termine
(dal greco: baros = pressione, trauma = aggressione) viene
definita una modificazione patologica delle delicate mucose dell’orecchio medio
e del timpano; modificazione che può comportare la rottura, la perforazione e lo
scoppio di quest’ultimo.
Un barotrauma non é altro che un incidente dovuto a delle variazioni della
pressione dell'acqua o dell'aria in immersione.
Può prodursi su tutti gli organi
contenenti gas (orecchie, denti, seni, polmoni, stomaco e intestino).
L'orecchio ha tre zone distinte. L'orecchio esterno, in contatto diretto con
l'ambiente, formato da un padiglione e da un condotto uditivo esterno.
L'orecchio medio, contenente piccole ossa, e separato dal primo dal timpano (una
membrana sottile, stagna e poco elastica). All’interno di questo, la Tromba di
Eustachio, che é un condotto molle, collega l'orecchio medio alla faringe.
L'orecchio interno, dove le vibrazioni sonore sono trasformate in stimoli
nervosi prima di essere inviati al cervello. L'orecchio interno é altresì la
sede del senso dell'equilibrio.

La compensazione di pressione tra l'orecchio
esterno e l'orecchio medio si effettua attraverso la Tromba di Eustachio. Se
durante un'immersione, le pressioni esterne ed interne al timpano, non vengono
compensate, quest'ultimo si può rompere. In discesa, la pressione dell'acqua
esercita una spinta meccanica verso l'interno dell'orecchio, ed in risalita, al
contrario, verso l'esterno dell'orecchio. Una cattiva compensazione – fra
pressioni esterna/interna dell'orecchio - provoca un dolore che via via aumenta
se non si ricorre a rimedi. Infatti il dolore dovuto alla deformazione del
timpano, può essere eliminato con una corretta compensazione; se non si effettua
tale manovra, il dolore progredirà fino ad arrivare alla rottura del timpano.
Questa rottura produrrà a sua volta un'entrata di acqua nell'orecchio medio con
conseguente sordità, vertigini, vomito .... sino ad una possibile sincope. Se le
manovre di compensazione non riescono e compare dolore, bisogna fermare la
discesa ed eventualmente risalire. In risalita, la sovra pressione nell'orecchio
medio, si equilibra spontaneamente nella quasi totalità dei casi; non effettuare
mai una manovra di Valsava. Al limite si potrebbe effettuare una manovra di
Toynbee (tapparsi il naso e deglutire senza compensare).
I seni sono delle cavità collegate alle fosse
nasali tramite due sottili canali.
I seni più importanti sono quelli "frontali" e quelli "mascellari".
In immersione l'aria contenuta in queste cavità
si comprime in discesa e si dilata in risalita (legge di Boyle-Mariotte). Ciò
comunque non pone alcun problema sin quando gli orifizi (canali) non siano
chiusi (come ad esempio nel caso di raffreddori, sinusiti, o, anche se molto
raramente, per malformazioni locali).
Una cattiva compensazione nei seni é causa di
dolori acuti dovuti alla compressione e all'aspirazione di muco. Si può arrivare
anche sanguinare, con presenza di sangue all’interno della maschera, fatto che
causa generalmente panico.
Non esiste alcuna manovra valida per
riequilibrare le pressioni tra i seni che - se i canali o orifizi sono aperti al
passaggio dell'aria - si compensano automaticamente con la normale respirazione.
In caso di dolore, è necessario risalire tranquillamente rispettando le
eventuali tappe di decompressione e/o sicurezza.
Sebbene non sia necessario alcun trattamento
medico, e la guarigione avviene dopo qualche ora, o al massimo in un giorno,
normalmente senza conseguenze, un consulto presso uno specialista, è sempre
opportuno. Regola fondamentale: non effettuare immersioni nel caso di
raffreddori, o nel caso di malformazioni diagnosticate.
Questo tipo di barotrauma si verifica nel caso di denti guasti o
mal riparati. Può causare dolore sia durante la discesa (depressione all’interno
del dente) sia durante la risalita (aria compressa che è entrata nella fase di
discesa ma non è uscita nella fase di risalita). Può succedere ad esempio che
una carie abbia un forellino attraverso il quale entra aria. L’aria, compressa
in discesa, aumenta di volume in risalita e, se il foro d'uscita é troppo
piccolo, provoca una sovrapressione all'interno del dente stesso. Un dolore
acuto si può manifestare sino a causare la rottura del dente. E’ opportuno
risalire molto lentamente per permettere all'aria in sovrapressione di uscire
senza provocare dolori.
E’ un barotrauma conseguente alla mancata compensazione
dell’interno della maschera. Durante l'immersione, l'aria contenuta nella
maschera si riduce e si crea un effetto ventosa sul viso. Possono comparire
allora dolori al livello degli occhi, del naso. Tale effetto può portare a
diffusi ematomi (uscita di sangue dai capillari, con vaste macchie rosse) o
all’arrossamento del bulbo oculare (rottura di piccoli vasi sulla superficie
bianca dell’occhio).

I sintomi regrediscono a distanza di qualche
ora senza alcun trattamento particolare.
Per prevenire ciò occorre, in discesa, soffiare aria dal naso per compensare le
pressioni interna/esterna della maschera ed evitare così l'effetto ventosa. In
risalita, la compensazione é automatica, in quanto l'aria in sovrabbondanza esce
liberamente dai bordi della maschera.
I gas che stazionano nell'intestino, sono
anch'essi sottoposti alla legge di Boyle-Mariotte; anch'essi durante una
risalita tendono a dilatarsi e di conseguenza a dilatare l'intestino stesso.
I sintomi sono costituiti da dolori addominali identici a quelli di una colica.
In casi estremi, se sono molto intensi, possono provocare malesseri sino ad
un'eventuale sincope.
Occorre pertanto risalire dolcemente per favorire il transito dei gas
intestinali.
Si previene evitando bevande gasate ed alimenti che favoriscono la produzione di
gas (alimenti a base di fecole, cavolfiori, ecc.).
É fra gli incidenti più gravi e costituisce
l’anticamera dell’EGA e della MDD. É provocato da una dilatazione eccessiva dei
polmoni durante la fase di risalita verso la superficie
Quando, durante la risalita, il sub blocca la respirazione, l'aria contenuta nei
polmoni aumenta progressivamente di volume (legge di Boyle-Mariotte). Visto che
i polmoni non sono molto estensibili, questo aumento di volume innesca una
rottura degli alveoli polmonari. Secondo le statistiche, la sovradistensione
giunge negli ultimi 10 metri.

Si distinguono due tipi di sovradistensione
polmonare: la forma polmonare pura e la forma encefalica.
Nel primo caso abbiamo la rottura della parete alveolare; l'aria penetra nella
cavità pleurale e scolla i polmoni dalla pleura. Nel secondo caso, la perdita
d'aria si produce nei vasi sanguigni dei polmoni. Passa per la cavità sinistra
del cuore e l'aorta, poi si infila nelle arterie carotidee sino ad arrivare al
cervello. A questo incidente si dà il nome di EGA.
I Sintomi nella forma polmonare, possono essere: una costrizione toracica
dolorosa, una sensazione di mancanza d'aria con respirazione difficile, una
tosse secca all'inizio, seguita da una secrezione mista saliva-sangue (indicante
la rottura alveolare), un'accelerazione del polso sino a 150-200 battiti/minuto,
una caduta di pressione e un'esplosione polmonare.
Nella forma encefalica, potremmo invece avere: perdita di conoscenza; cecità,
una sordità repentina; paralisi della metà del corpo in opposizione alla parte
di cervello toccata; delle crisi convulsive e un arresto cardio-respiratorio.
Le conseguenze di una sovradistensione
polmonare sono sempre molto gravi e potenzialmente mortali. La peggiore
eventualità che si può verificare a seguito di una sovradistensione dei polmoni
è, appunto, il passaggio dell’aria nel circolo capillare venoso polmonare. A
questo incidente si dà il nome di EGA. La rottura delle pareti alveolari mette
in contatto l’interno dei capillari con l’aria, permettendo a quest’ultima di
penetrare in circolo sotto forma di piccole bolle. Attraverso le vene polmonari
le piccole bolle d’aria si raccolgono nell’atrio sinistro dove si riuniscono in
bolle di dimensioni maggiori, che attraverso il ventricolo sinistro e l’aorta,
raggiungono le arterie del grande circolo ostruendole. Ciò provoca embolia con
blocco della circolazione del sangue. Dato che le prime arterie che le bolle
incontrano sono le carotidi, è il cervello l’organo più frequentemente
danneggiato. Il cervello non può resistere alla mancanza di sangue se non per
pochissimi minuti. Quindi l’individuo colpito muore o subisce gravissimi deficit
neurologici irreversibili.
L’unico trattamento risolutivo per l’EGA è l’immediata ricompressione in camera
iperbarica.
La somministrazione di acqua in grande quantità (che rendere più fluido il
sangue e quindi diminuisce il rischio di intasamento delle bolle) e la
somministrazione di ossigeno, servono solo come primo intervento durante il
trasporto verso un centro specializzato.
Con una certa frequenza l’EGA è accompagnata o seguita dalla MDD con tutte le
conseguenze che vedremo in altra sede.
L’EGA è un incidente che spesso porta alla morte. In compenso è facilissimo
prevenirlo. E’ sufficiente risalire dal fondo rispettando la prescritta velocità
di risalita.
Esistono degli incidenti provocati dalla tossicità propria di
alcuni gas, che sono normalmente respirati. La loro tossicità varia in funzione
della concentrazione e della pressione alla quale sono respirati. Sono definiti
“chimici” in quanto conseguenti agli effetti chimici causati sull’organismo
dai gas respirati sotto pressione. Si tratta di veri e propri avvelenamenti
che culminano nella perdita di conoscenza, con conseguente pericolo di
annegamento.
Alla base dei casi di avvelenamento da CO2 (ipercapnia) troviamo
solo raramente del gas respirato inavvertitamente (ad esempio la bombola
caricata in prossimità di un luogo caratterizzato da intenso traffico
automobilistico). Si tratta invece generalmente di gas prodotto dal corpo
umano. Se non si mantiene sotto controllo la respirazione nel corso delle
immersioni, si può giungere ad un aumento eccessivo di concentrazione di CO2 nel
sangue. Tale aumento porta subito ad eccessi di sudorazione, senso di paura,
ronzio alle orecchie e forte emicrania. La respirazione diventa superficiale e
faticosa. A questo punto il subacqueo deve rendersi conto che sta per cader
vittima dell’affanno. Se la pressione parziale del CO2 continua ad
aumentare il processo fisiologico entra in un circolo vizioso.
I sintomi sono costituiti da fatica respiratoria, fame d'aria, aumento
dell'ampiezza e del ritmo respiratorio, cefalee ed affaticamento generale,
abbassamento delle facoltà sensoriali, eccitazione, vertigini, perdita
d'orientamento, nausee, sudorazione, apatia, confusione mentale affanno. La fase
ultima: coma e morte.
E’ necessario pertanto l’arresto immediato di qualsiasi attività fisica. Mettere
in auto erogazione per qualche secondo l'erogatore (ottenimento del massimo
flusso d'aria per il minimo sforzo respiratorio). Se l'affanno o qualsiasi altro
segno persiste, è necessario risalire sforzandosi, per quanto possibile, su una
buona "espirazione". In superficie, all'aria aperta, tutti i segni dovrebbero
scomparire, ma attenzione all'esposizione avuta a rischi sia di MDD sia di sovra
distensione polmonare.
La narcosi
d’azoto è stata definita “euforia da azoto” o “estasi da profondità”, poiché gli
effetti sul subacqueo sono simili a quelli da eccesso di alcol.
Così come l’alcol, l’azoto compromette la capacità di giudizio e di
coordinamento della persona, soprattutto a profondità superiori ai trenta metri.
Il meccanismo preciso non è ben chiaro. La scienza stessa, pur conoscendo che
questo problema è causato dall’aumento repentino della pressione parziale
e quindi della concentrazione dell’azoto, non è ancora riuscita a stabilire dei
parametri che consentano di prevenirne l’insorgere.
La narcosi da azoto è un’alterazione neuro psichica che si manifesta
nelle immersioni con autorespiratore ad aria compressa ed è determinata
dall’azione narcotica dell’azoto ad elevata pressione. Quindi, maggiore è la
pressione, maggiore è l’azione narcotica dell’azoto sulle membrane cellulari.
Vedasi la legge di Henry: “a temperatura costante, la quantità di un gas che
si può sciogliere in un liquido, è direttamente proporzionale alla pressione
parziale del gas stesso”. Ciò significa quindi che aumentando la profondità
aumenta la quantità di azoto trasportato dal sangue e presente nei tessuti.
Il processo che presiede all’assorbimento di una quantità maggiore di azoto è
detto assorbimento o saturazione, mentre quello in base al quale esso viene
ceduto è detto eliminazione o desaturazione. Da studi effettuati, le immersioni
con percentuale minore di narcosi sono quelle con profondità massima inferiore a
20 metri e con velocità di discesa inferiore 20mt al minuto.
Bisogna essere particolarmente prudenti, poiché la soglia individuale può essere
variabile. Chiunque può esserne colpito. La narcosi da azoto non si manifesta in
modo automatico ad una precisa profondità uguale per tutti gli individui. Essa
dipende da soggetto a soggetto, da situazione a situazione e non sempre si
ripete con la medesima cadenza ed alla stessa quota.
Gli effetti della narcosi da azoto (che per brevità la chiameremo NDA), sono
spesso ignorati man mano che il subacqueo, proprio a causa di tali effetti,
diviene eccessivamente fiducioso in se stesso. Questo è particolarmente vero per
i sub “esperti” che possono già aver compiuto molte immersioni oltre i trenta
metri, senza aver notato particolari problemi.
Pur se colta da NDA, la maggioranza dei subacquei sarà ancora in grado di
assolvere a compiti ed azioni di routine, ma potrebbe non essere in grado di
affrontare situazioni di emergenza dovute al modo di pensare “rigido” e alla
diminuzione delle capacità mentali. La NDA riveste un ruolo rilevante nella
dinamica di molti incidenti subacquei ed i sub dovrebbero essere consapevoli
che tutti vi possono essere soggetti.
Il meccanismo d’azione dei gas inerti, nel provocare tali fenomeni, è complesso
e legato a vari fenomeni, di cui il più importante è la solubilità del gas nei
grassi.
Le
cause
Vista l’importanza basilare che la narcosi assume nelle immersioni profonde, è
opportuno soffermarsi anche sulle cause ovvero sui fattori che ne predispongono
l’insorgenza o che la scatenano.
Occorre sottolineare che, pur essendo un po’ l’uno e un po’ l’altro, alcuni di
questi fattori sono più predisponesti e altri più scatenanti. In effetti non è
affatto vero che la narcosi aumenta pian piano: in determinate condizioni
esplode in pochi secondi. Le cause che determinano l’insorgenza della NDA, le
possiamo suddividere in tre categorie: cause fisiche, psicologiche e ambientali
o operative.
Cause fisiche
-
La stanchezza
e l’assenza di riposo, predispongono ad una
maggiore sensibilità alla NDA. Un subacqueo poco allenato o stanco tende a
non controllare la sua respirazione ed il suo corpo si affatica prima. Ciò
richiede un maggior apporto di volume di ventilazione, che, se non
controllato, può portare alla NDA.
-
L’alcol
ha un effetto depressivo sui centri nervosi, effetti che si sommano
all’effetto narcotico dell’azoto ad alte pressioni predisponendo il sub a
maggiore sofferenza.
-
Alcuni farmaci hanno effetti che
possono predisporre alla narcosi (farmaci contro il mal di mare e altri che
agiscono sul cervello come ipnotici, sedativi, ecc.). I farmaci vanno
accuratamente controllati dal medico in vista di un’immersione.
Cause psicologiche
Lo
stato mentale del soggetto può influire i maniera rilevate all’insorgere della
NDA. Dato che la NDA colpisce principalmente il nostro sistema nervoso,
bisognerebbe che lo stesso non fosse già stato sollecitato negativamente da
condizioni preesistenti.
-
Riflesso di una indisposizione fisica,
a causa, ad esempio, di un malessere fisico preesistente. Ciò può provocare
una ripercussione psicologica negativa sullo stato mentale dell’individuo,
deprimendo quindi il suo equilibrio psico-fisico. Spesso questo stato
d’animo non è avvertito dal sub e rimane allo stato latente, per poi
eventualmente esplodere.
-
Ansia
dovuta ad uno stato psicologico sfavorevole, ad uno stato di nervosismo
preesistente, alla paura, alla costrizione, ad un imprevisto durante
l’immersione, ecc. Questo tipo di stato mentale può determinare una
situazione anomala sull’equilibrio psichico dell’individuo.
-
Stress
che può essere sia fisico che mentale. Lo stress è il risultato di una
reazione del nostro organismo all’incapacità, conscia o inconscia, di
soddisfare le esigenze fisiche e psiche del momento. Maggiore è la
difficoltà nell’affrontare una determinata situazione, maggiore sarà il
carico fisico e mentale. Questa è la condizione per cui un soggetto può
cadere completamente in preda alle proprie emozioni e non ragionare più con
la normale freddezza e può perdere completamente il controllo di se stesso e
di chi lo circonda.
Le cause
appena descritte funzionano da forza motrice per il nostro cervello: devono
essere circoscritte entro i limiti “naturali” del loro effetto positivo oltre i
quali il nostro organismo si allontana dalla normale condizione di benessere,
causando, attraverso la stanchezza fisica e/o mentale, apprensione, angoscia,
paura, panico, situazioni potenzialmente pericolose per il sub.
Cause ambientali
ed operative
La
causa determinante della NDA, è l’aumento della pressione parziale dell’azoto, e
quindi della profondità e nella trasformazione dello stesso in agenti chimici
che vanno ad interagire negativamente, a livello cellulare (senso di ebbrezza),
con il sistema nervoso.
Inoltre maggiore è la permanenza in immersione a quote alte, maggiore sarà
l’effetto narcotico.
-
La velocità di discesa
è un importante fattore scatenante. La caduta deve rallentare velocemente se
abbiamo sintomi di veloce innalzamento narcotico. Se non facciamo ciò, la
narcosi potrebbe trasformarsi in crisi violenta, dovuta all’aumento
repentino della pressione. Il momento di maggiore esposizione alla narcosi
si ha una volta raggiunta la profondità stabilita. In quell’istante è
opportuno concedersi una breve pausa, prima di procedere all’esplorazione,
che permetterà di adattarsi alla pressione: controllare i propri strumenti,
la posizione e la condizione del compagno. Non sarà tempo sprecato
invano.
-
La scarsa visibilità
costituisce un fattore predisponente se costante, scatenante se improvvisa.
Lo stesso dicasi per la mancanza di punti di riferimento. Il fatto che a
volte i due fattori siano concomitanti, il quadro si allarga. Oltre al
brutto impatto psicologico della perdita di punti di riferimento, l’occhio
cercherà immagini e la messa a punto di queste. Non trovandole ciò
contribuirà a far girare la vista con un forte innalzamento narcotico,
poiché c’è confusione mentale e mancanza di punti d’attenzione su cui
concentrarsi. Se dovesse succedere, occorre guardare subito il compagno, il
computer, ecc. In questo modo l’occhio ritornerà a fuoco, il cervello si
concentrerà di nuovo su un punto di attenzione e avremmo tenuto sotto
controllo il compagno, il profondimetro e il tempo.
-
Lo sforzo fisico
e tutto ciò che porta all’affaticamento, (cattiva respirazione, pinneggiata
rapida o faticosa, assetto sbagliato, lavoro, ecc.), crea una base di
predisposizione alla narcosi. La crisi narcotica violenta è una realtà da
non sottovalutare. Chi l’ha provata sa che è una delle più brutte esperienze
che possano capitare ad un sub.
-
Il freddo
è anch’esso predisponente se medio e
continuo. Diventa scatennante se rapido e intenso.
I
sintomi
La
NDA, proprio per la sua caratteristica fondamentale che è quella di chiudere e
confondere la mente facendo poi perdere la memoria di tutto o parte di ciò che è
successo, nasconde una serie molto nutrita di segni/sintomi.
Le sensazioni narcotiche “classiche” e primarie (per esempio senso di
leggerezza, euforia, ecc.) sono grossolane, rozze, fumose poco fini: a grandi
profondità la mente ne è così pervasa che non riesce a distinguerne differenze
di intensità, a meno che non siano estremamente evidenti. Dunque sondando solo
esse non si ottiene che un quadro molto approssimativo della situazione. Per
questo motivo l’attenzione deve spostarsi su precise manifestazioni secondarie
(sintomi leggeri e medi) che con la loro apparizione attestano senza ombra di
dubbio un netto cambio della condizione psichica. Un esempio. A 55 metri il sub
ha una decisa sensazione di leggerezza fisica, di euforia e di deterioramento
della capacità percettiva che, proseguendo gradualmente nella discesa, non sente
cambiare 10 metri più sotto; gli sembra dunque che l’intensità narcotica sia
uguale. Il sub però particolarmente attento come deve essere un profondista,
nota p. es. che da qualche istante non sente più il freddo e l’aria sembra avere
un gusto metallico. Sebbene il sub comprende che, nonostante all’apparenza lo
stato mentale generale non sia maggiormente compromesso, il suo stato narcotico
è invece evidentemente superiore.
Abituiamoci quindi a considerare i sintomi secondari i veri e unici punti di
riferimento nonché precisi campanelli d’allarme. Non fermiamoci nella nostra
analisi solo all’intensità dell’”intontimento”. Mettiamo sempre sotto attenta
osservazione ogni istante dell’immersione, per essere certi di stare sempre
entro i limiti personali.
Per questo motivo nelle immersioni profonde quello che si deve fare è: gestire
la NDA di medio livello (sintomi leggeri e medi) e prevenire l’insorgenza di NDA
di elevato livello (sintomi gravi).
Schematizzando possiamo distinguere in sintomi leggeri e medi e sintomi gravi.
Sono sintomi descritti dai subacquei che hanno sperimentato la NDA.
Sintomi leggeri
e medi
Sono sintomi che si presentano nella fase iniziale della NDA. Si manifestano a
basse pressioni dell’azoto, 30-60 metri per immersioni ad aria ed i presenza di
cause predisponesti e non scatenanti.
-
leggerezza mentale, euforia o ubriachezza,
risa o tendenza a ridere;
-
senso di leggerezza fisica;
-
senso di maggiore confidenza;
-
sapore metallico o dolce dell’aria;
-
stupore;
-
alterazione della coordinazione muscolare,
compromissione della destrezza, perdita (parziale o totale) delle capacità
motorie;
-
rallentamento dell’attività mentale;
-
difficoltà a leggere gli strumenti.
Sintomi gravi
Sono sintomi che si presentano nella fase centrale e finale della NDA. Si
rivelano ad alte pressioni parziali di azoto, 60-90 metri ed in presenza di
cause scatenanti.
-
vertigini;
-
insensibilità e/o formicolii sulla faccia,
sulle labbra e sui piedi;
-
esagerazione dei movimenti generali,
movimenti a scatti;
-
rallentamento dell’attività mentale;
-
deterioramento della capacità percettiva;
-
confusione mentale, difficoltà o incapacità
a leggere gli strumenti;
-
compromissione della destrezza;
-
perdita parziale o totale delle capacità
motorie;
-
percezione impropria del tempo;
-
stato depressivo, pianto o tendenza a
piangere;
-
sensazione d’apprensione o ansia;
-
minore tolleranza allo stress, panico;
-
allucinazioni e/o disturbi visivi e
acustici;
-
fobie;
-
visioni a tunnel;
-
nausea;
-
vomito;
-
amnesia;
-
perdita di coscienza.
Rileggendoli i suddetti con estrema attenzione e pensando alle proprie
immersioni profonde, ci si potrà accorgere che molti di essi sono stati provati
diverse volte: ciò serve a dare una visione molto precisa dell’effetto narcotico
dell’azoto.
L’utilità pratica della grande conoscenza di ogni più piccola manifestazione,
risulta evidente: nelle immersioni profonde tutti dobbiamo sempre confrontarci
con la NDA. Nessuno ne è immune.
Il calcolo da fare è quello della valutazione della grandezza di essa e prestare
grande attenzione a particolari anche secondari e meno assai evidenti fra quelli
elencati.
La
gestione
Il
modo migliore per combattere e gestire la NDA è la concentrazione. Certo gestire
la NDA è un’impresa ardua. Ovviamente la cosa migliore è la prevenzione. Nelle
forme meno gravi, è sufficiente risalire di quota, per far regredire i sintomi.
Risulta chiaro che non è possibile uscire da soli da una crisi narcotica grave.
Pertanto non bisogna mai giungere alle crisi di condizioni gravi. E’ importante
il continuo controllo del proprio stato fisico e mentale e della propria
concentrazione.
Alla percezione dei primi sintomi dello stato narcotico bisogna:
-
avvisare il compagno;
-
rallentare ogni attività fisica: muoversi
lentamente e/fermarsi;
-
controllare la propria respirazione: lenta e
profonda;
-
concentrarsi e rimanere con la mente
sveglia;
-
fissare attentamente un oggetto, mettendo a
fuoco l’immagine e iniziare una serie di ragionamenti a lui collegati:
colore, forma, ecc.
Alla percezione che i sintomi da NDA non regrediscono o scompaiono, oppure
peggiorano, diventa imperativo:
Si
ribadisce quindi la necessità di mantenere al massimo la concentrazione ad ogni
costo, anche se farlo non è un’impresa facile. Un attimo di pausa e di
rilassatezza potrebbe “costare caro”.
La
prevenzione
Insomma un quadro assai preoccupante, che quando sopraggiunge richiede una
grande dose di freddezza ed esperienza per essere gestito e che deve essere
assolutamente evitato con la prevenzione. Il sub profondista cura moltissimo la
propria respirazione, lenta, misurata, interna, ed esaustiva soprattutto nella
fase di esalazione, mentre si muove in perfetto assetto e con grande lentezza ed
acquaticità. La fretta non và bene a grandi profondità.
Quindi prima dell’immersione occorre seguire determinati accorgimenti:
-
Evitare di immergersi quando non si è in
buone condizioni fisiche e mentali.
-
Non fare uso di medicinali controindicati,
di alcol, droghe, in concomitanza con le immersioni.
-
Limitare la profondità delle immersioni ad
aria.
Durante l’immersione
è necessario:
-
non immergersi da soli.
-
Avere il tender in superficie capace ed
informato sulle fasi dell’immersione.
-
Controllare la velocità di discesa.
-
Controllare il livello di lavoro e di
affaticamento.
-
Curare molto la propria respirazione: lenta
e profonda specialmente in espirazione.
-
Muoversi con un buon assetto e con grande
leggerezza ed acquaticità nei movimenti.
-
Concentrarsi sempre ed unicamente su ciò che
si sta facendo e su ciò che sta accadendo, per mantenere sempre alto il
livello di attenzione.
-
Valutare ogni volta i propri limiti
operativi ed in base a questi decidere.
-
Saper riconoscere ed interpretare i sintomi
che possono degenerare.
E’
opportuno sottolineare che frequenti esposizioni alle profondità, affinano la
sensibilità alla percezione dei sintomi dell’azoto e aumenta nel subacqueo la
capacità di innalzare la soglia di tolleranza ed il limite di sicurezza. La NDA
entro certi limiti può essere allenata.
Respirato sotto pressioni elevate, l'ossigeno é un gas tossico ed i suoi effetti
si manifestano dopo un certo tempo di latenza, in modo inversamente
proporzionale alla pressione sotto la quale é respirato. Non si osserva alcun
effetto tossico, per qualsiasi tempo di esposizione al di sotto di una Pp di 0.5
bar. Quando l'ossigeno é respirato sotto una Pp superiore a 0,5 bar per più di 6
ore, diviene tossico e può provocare delle lesioni polmonari infiammatorie (si
manifestano attraverso tosse, affanno, endema o spasmi polmonari).
L'Iperossia si manifesta respirando, in miscela, l'ossigeno a Pp elevate per un
certo periodo di tempo. L'Ossigeno entra nell'organismo attraverso il sangue in
due modi: il primo ossidando in modo regolare l'emoglobina e formando
l'ossiemoglobina; l'altro invece passando in soluzione fisica, secondo la legge
di Henry, nel plasma sanguigno. Quando il sangue giunge ai tessuti, l'ossigeno
legato all'emoglobina viene passato alle cellule. A questo punto (alta Pp O2),
l'emoglobina però, invece di accogliere l'Anidride Carbonica (CO2)
presente nelle cellule quale scarto del metabolismo, si ossida
nuovamente accogliendo una delle molecole presenti in soluzione nel plasma. Il
sangue, ancora carico di Ossigeno, lascia i tessuti abbandonando negli stessi la
velenosa Anidride Carbonica (CO2).
Rappresentano le diverse forme sotto le quali si manifesta il cosiddetto
incidente di decompressione. Qualunque sia la loro sintomatologia, essi devono
il loro insorgere al comportamento fisico dei gas (principalmente
l’azoto) che si trovano in soluzione nel nostro organismo, allorché, in
risalita, viene modificato il rapporto fra pressione ambiente e tensione di
saturazione (legge di Henry).
La malattia da decompressione è il classico incidente
da immersione con autorespiratore.
E’ una sindrome dovuta alla formazione di bolle di azoto nel sangue e nei
tessuti. Si verifica quando il subacqueo, in risalita, omette le tappe di
decompressione o non rispetta la prescritta velocità di risalita.
Durante l’immersione la pressione parziale dell’azoto presente nell’aria
respirata, aumenta in maniera direttamente proporzionale all’aumento della
pressione ambiente. Per questo motivo (Pp N2 maggiore rispetto alla pressione
del sangue) l’azoto passa in soluzione, prima nel sangue e poi, per il tramite
del sangue stesso, negli altri tessuti. Tanto più profonda è la quota di
immersione e tanto maggiore è la durata, quanto maggiore sarà la quantità di
azoto che passerà in soluzione.
Durante la risalita avviene il fenomeno inverso. L’azoto si libera dai tessuti
nel sangue e ripassa nell’aria attraverso la superficie di contatto aria-sangue
(parete degli alveoli polmonari). Se la diminuzione di pressione è lenta, le
molecole di azoto riescono a passare ordinatamente dal sangue all’aria; se
invece la diminuzione di pressione è rapida, le molecole di azoto
abbandonano lo stato di soluzione in maniera tumultuosa, formando nel sangue e
nei tessuti una notevole quantità di piccole bolle che, costituendo una
superficie di contatto liquido-gas, attirano altre molecole di azoto, formando
bolle di dimensione sempre più grandi. Queste bolle si possono fermare nelle
varie zone del corpo causando i sintomi della MDD. I sintomi sono diversi in
base alla zona colpita e si manifestano solitamente tra i 15 minuti e le 12 ore
dopo la risalita. Si aggravano se non si interviene con tempestività. Dato che
gli aerei sono pressurizzati ad una pressione inferiore ad 1 Bar, è sconsigliato
volare elle 12 ore successive ad un’immersione, o nelle 24 ore successive ad
immersioni ripetitive.

Questo è, in
sintesi, il meccanismo con cui si instaura la MDD.
I sintomi della malattia possono variare estremamente: talvolta sono molto
lievi, altre volte molto più evidenti e gravi.
La MDD a seconda della gravità potrà essere di tipo:
-
Cutanea: si manifesta con prurito e
comparsa di arrossamenti della pelle. E’ provocata dalla formazione di bolle
sotto la cute. Se non è accompagnata da altri sintomi, si risolve
spontaneamente senza lasciare tracce.
-
Osteoarticolare: si manifesta con dolori
a carico delle articolazioni (spalle,anche, ginocchia, gomito, caviglia), ed
eventualmente associato a degli arrosamenti. Il dolore aumenta con il
movimento e può essere così forte da impedire l’uso dell’articolazione
colpita.
-
Cerebrale: se le bolle si fermano al
cervello, la gravità dei danni dipende dalla loro esatta localizzazione, con
conseguenti difficoltà visive, di locomozione e di parola. Nella forma più
grave si arriva alla morte immediata, alla paralisi di metà corpo. A volte
queste menomazioni sono permanenti, non regrediscono cioè neanche con le
migliori cure, in quanto il tessuto cerebrale, una volta distrutto, non può
ricostruirsi.
-
Midollare: il midollo spinale è una
struttura molto sensibile alla mancanza di ossigeno. Le forme midollari di
MDD, possono essere provocate sia da bolle che si formano nel midollo
stesso, sia da bolle che arrivano attraverso la circolazione. I sintomi
dipendono comunque dal livello della lesione. Il colpito lamenta formicolii,
sensazione di gambe addormentate, estrema stanchezza e difficoltà di
movimento. Può esserci anche difficoltà respiratoria quando la MDD colpisce
i tratti di midollo che controllano i muscoli intercostali.
-
Otovestibolare: è una forma di MDD che
colpisce l’organo dell’udito e dell’equilibrio. I sintomi sono vertigini
violente con vomito incontrollabile, perdita dell’equlibri, ronzii
all’orecchio e diminuzione dell’udito.
-
Polmonare: solitamente si manifesta dopo
una risalita veloce e/o dopo aver saltato una tappa. Moltissime bolle si
formano contemporaneamente nel sangue e passano, attraverso il cuore destro,
alle arterie e ai capillari polmonari, che vengono embolizzati
massicciamente. Ciò provoca una forte diminuzione del passaggio di sangue
attraverso i capillari polmonarie e quindi una drastica riduzione dgli
scambi gassosi alveolari e un calo della gettata cardiaca. Il colpito accusa
dolore al torace, difficoltà respiratorie serie, con gravi attacchi di tosse
secca e stizzosa, diventa rapidamente cianotico e può morire in pochi minuti
per insufficienza respiratoria.
Il trattamento medico per una MDD è l’immediato
ricovero in camera iperbarica. Gli interventi da effettuarsi in attesa dei
soccorsi, sono la somministrazione di ossigeno e di liquidi.
In immersione il corpo tende a perdere rapidamente calore. Questo calo di
temperatura corporea causa brividi e malessere. Gli effetti della diminuzione
della temperatura interna sono i seguenti: diminuzione del metabolismo; aumento
della frequenza respiratoria e del battiti cardiaco; brividi, confusione
mentale, difficoltà di parola; perdita di conoscenza, respirazione irregolare;
arresto respiratorio morte per collasso cardio-circolatorio. L’ipotermia va
prevenuta con l’uso di opportune precauzioni, quale l’utilizzo di mute adeguate.
Si verifica quando la temperatura interna del
corpo aumenta (colpo di sole e/o di calore). I sintomi sono stordimento, mal di
testa sudorazione. Il rimedio è spogliare il soggetto colpito e portarlo in un
luogo fresco e fargli bere molta acqua.
Come abbiamo visto numerosi sono i fattori che interagiscono negativamente con
l’organismo. Ma la maggior parte degli incidenti subacquei vengono innescati da
situazioni di stress.
I fattori che possono determinare uno stress sia psichico che fisico in
immersione sono molteplici.
Possono essere oggettivi (legati all’ambiente) e oggettivi (condizioni fisiche e
reazioni emotive). Cause di stress possono essere: attrezzatura inadeguata o
male utilizzata, pessime condizioni fisiche, improvvisi malesseri, scarsa
preparazione atletica, immersione mal organizzata, cattiva gestione
dell’immersione e del gruppo, situazione ambientale in cui si svolge
l’immersione, affaticamento, mancato rispetto delle norme di sicurezza.
Le conseguenze fisiologiche dello stress sono estremamente soggettive.
(spossatezza, affanno, perdita di lucidità, aumento del battiti cardiaco,
riflessi appannati, scarsa reattività). Sintomi che in ogni caso determinano un
falsamento di tutti i parametri legati alla sicurezza dell’immersione.
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