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La Narcosi da Azoto e
la Tossicità
dell'Ossigeno Iperbarico
Approfondimento su due
incidenti chimici subacquei
di Gianmichele Andriolo,
Alberto Bucciantini e Bernardino Battistin
Premessa
Le scuole di subacquea sportiva insegnano ai propri allievi
ad effettuare immersioni con aria compressa, entro la curva di sicurezza e
con l’ausilio delle tabelle d’immersione. Scopo dell’immersione è il
divertimento.
Proseguendo nell’iter formativo e attraverso un valido addestramento, si può
raggiunge una buona preparazione ed esperienza. A questo punto per molti
subacquei è quasi una vocazione naturale volgere lo sguardo verso immersioni
sempre più profonde.
Pertanto se ci immergiamo per raggiungere queste mete,
dovremmo essere molto preparati e tenere conto di tutta una serie di fattori
per la nostra sicurezza. In particolare avremmo la necessità di essere molto
attenti alla narcosi da azoto e alla tossicità
dell’ossigeno. Patologie che il subacqueo accorto dovrebbe
conoscere.
Per sopperire alle crescenti necessità esplorative dei
subacquei, sono state introdotte nuove miscele respiratorie: il trimix e il
nitrox. Argomenti che non verranno trattati in questa sede.
L’uso dell’aria compressa come gas respiratorio è indicato
sino alla profondità di 50 metri, come richiamato negli standard lavorativi e
militari. Tale limitazione dipende dalla composizione della miscela d’aria
che si respira e quindi dal comportamento che i gas stessi hanno sul corpo
umano, se respirati a pressioni parziali superiori a quelle che si hanno al
livello del mare. L’aria che respiriamo è composta dal 21% di ossigeno e dal
79% di azoto, oltre ad altri gas minori.
Il controllo dell’immersione da parte del subacqueo, diventa
sempre minore al crescere della profondità per via dell’effetto narcotico
dell’azoto. La narcosi da azoto può essere controllata in misura più o meno
ampia, in relazione al livello di allenamento o assuefazione, ma non
eliminata. E’ un fenomeno che si manifesta gradualmente e consente pertanto
l’adozione delle opportune azioni correttive (ridurre la profondità). Al
contrario la tossicità dell’ossigeno, si manifesta senza preavvisi e senza
gradualità e perciò non consente azioni correttive.
In questa sede cercheremo di analizzare e approfondire
queste due problematiche.
A) LA NARCOSI
DI AZOTO
La narcosi d’azoto è un’insidiosa e pericolosa sindrome che può insorgere
nelle persone che praticano attività subacquea. E’ stata anche definita
“euforia da azoto” o “estasi da profondità”, poiché gli effetti sul
subacqueo sono simili a quelli da eccesso di alcol.
Così come
l’alcol, l’azoto compromette la capacità di giudizio e di coordinamento
della persona, particolarmente a profondità superiori ai trenta metri.
Il meccanismo preciso non è ben chiaro. La scienza stessa,
pur conoscendo che questo problema è causato dall’aumento repentino della
pressione parziale e quindi della concentrazione dell’azoto, non è ancora
riuscita a stabilire dei parametri che consentano di prevenirne l’insorgere.
La narcosi da azoto è un’alterazione neuro psichica
che si manifesta nelle immersioni con autorespiratore ad aria compressa ed è
determinata dall’azione narcotica dell’azoto ad elevata pressione. Quindi,
maggiore è la pressione, maggiore è l’azione narcotica dell’azoto sulle
membrane cellulari. Vedasi la legge di Henry: “a temperatura costante, la
quantità di un gas che si può sciogliere in un liquido, è direttamente
proporzionale alla pressione parziale del gas stesso”. Ciò significa
quindi che aumentando la profondità aumenta la quantità di azoto trasportato
dal sangue e presente nei tessuti. Nelle immersioni la quantità di azoto
disciolta può quindi causare al subacqueo, narcosi da azoto. Il processo che
presiede all’assorbimento di una quantità maggiore di azoto è detto
assorbimento o saturazione, mentre quello in base al quale esso viene ceduto
è detto eliminazione o desaturazione. Da studi effettuati, le immersioni con
percentuale minore di narcosi sono quelle con profondità massima inferiore a
20 metri e con velocità di discesa inferiore 20mt al minuto.
Bisogna essere particolarmente prudenti, poiché la soglia
individuale può essere variabile. Chiunque può esserne colpito. La narcosi
da azoto non si manifesta in modo automatico ad una precisa profondità
uguale per tutti gli individui. Essa dipende da soggetto a soggetto, da
situazione a situazione e non sempre si ripete con la medesima cadenza ed
alla stessa quota.
Gli effetti della narcosi da azoto (che per brevità la
chiameremo NDA), sono spesso ignorati man mano che il subacqueo, proprio a
causa di tali effetti, diviene eccessivamente fiducioso in se stesso. Questo
è particolarmente vero per i sub “esperti” che possono già aver compiuto
molte immersioni oltre i trenta metri, senza aver notato particolari
problemi.
Pur se colta da NDA, la maggioranza dei subacquei sarà
ancora in grado di assolvere a compiti ed azioni di routine, ma potrebbe non
essere in grado di affrontare situazioni di emergenza dovute al modo di
pensare “rigido” e alla diminuzione delle capacità mentali. La NDA riveste
un ruolo rilevante nella dinamica di molti incidenti subacquei ed i sub
dovrebbero essere consapevoli che tutti vi possono essere soggetti.
Il meccanismo d’azione dei gas inerti, nel provocare tali
fenomeni, è complesso e legato a vari fenomeni, di cui il più importante è
la solubilità del gas nei grassi.
A1) Le cause
Vista l’importanza basilare che la narcosi assume nelle
immersioni profonde, è opportuno soffermarsi anche sulle cause ovvero sui
fattori che ne predispongono l’insorgenza o che la scatenano.
Occorre sottolineare che, pur essendo un po’ l’uno e un po’
l’altro, alcuni di questi fattori sono più predisponesti e altri più
scatenanti. In effetti non è affatto vero che la narcosi aumenta pian piano:
in determinate condizioni esplode in pochi secondi. Le cause che determinano
l’insorgenza della NDA, le possiamo suddividere in tre categorie: cause
fisiche, psicologiche e ambientali o operative.
Cause fisiche
-
La stanchezza e
l’assenza di riposo, predispongono ad una maggiore sensibilità alla NDA. Un
subacqueo poco allenato o stanco tende a non controllare la sua respirazione
ed il suo corpo si affatica prima. Ciò richiede un maggior apporto di volume
di ventilazione, che, se non controllato, può portare alla NDA.
-
L’alcol ha un
effetto depressivo sui centri nervosi, effetti che si sommano all’effetto
narcotico dell’azoto ad alte pressioni predisponendo il sub a maggiore
sofferenza.
-
Alcuni farmaci hanno effetti che possono predisporre alla
narcosi (farmaci contro il mal di mare e altri che agiscono sul cervello
come ipnotici, sedativi, ecc.). I farmaci vanno accuratamente controllati
dal medico in vista di un’immersione.
Cause psicologiche
Lo stato mentale del soggetto può influire i maniera
rilevate all’insorgere della NDA. Dato che la NDA colpisce principalmente il
nostro sistema nervoso, bisognerebbe che lo stesso non fosse già stato
sollecitato negativamente da condizioni preesistenti.
-
Riflesso di una indisposizione fisica,
a causa, ad esempio, di un malessere fisico preesistente. Ciò può provocare
una ripercussione psicologica negativa sullo stato mentale dell’individuo,
deprimendo quindi il suo equilibrio psico-fisico. Spesso questo stato
d’animo non è avvertito dal sub e rimane allo stato latente, per poi
eventualmente esplodere.
-
Ansia dovuta ad
uno stato psicologico sfavorevole, ad uno stato di nervosismo preesistente,
alla paura, alla costrizione, ad un imprevisto durante l’immersione, ecc.
Questo tipo di stato mentale può determinare una situazione anomala
sull’equilibrio psichico dell’individuo.
-
Stress che può
essere sia fisico che mentale. Lo stress è il risultato di una reazione del
nostro organismo all’incapacità, conscia o inconscia, di soddisfare le
esigenze fisiche e psiche del momento. Maggiore è la difficoltà
nell’affrontare una determinata situazione, maggiore sarà il carico fisico e
mentale. Questa è la condizione per cui un soggetto può cadere completamente
in preda alle proprie emozioni e non ragionare più con la normale freddezza
e può perdere completamente il controllo di se stesso e di chi lo circonda.
Le cause appena descritte funzionano da forza motrice per il
nostro cervello: devono essere circoscritte entro i limiti “naturali” del
loro effetto positivo oltre i quali il nostro organismo si allontana dalla
normale condizione di benessere, causando, attraverso la stanchezza fisica
e/o mentale, apprensione, angoscia, paura, panico, situazioni
potenzialmente pericolose per il sub.
Sulla base di quanto sopra esposto, nell’affrontare
un’immersione, bisogna sempre considerare le seguenti condizioni di
stress.
-
Stress latente. Consiste in una condizione psico-fisica dovuta alle
situazioni o esperienze vissute prima dell’immersione;
-
stress di circostanza. E’ causato dall’evento che si sta vivendo
durante l’immersione;
-
stress di punta. È causato da una improvvisa problematica che insorge
al momento, come può essere un imprevisto che si verifica nel corso
dell’immersione.
La sommatoria di tali condizioni costituisce il carico
psicologico, e quindi di stress, a cui il subacqueo è sottoposto.
Cause ambientali ed operative.
Come gia esposto in precedenza, la causa determinante della
NDA, è l’aumento della pressione parziale dell’azoto, e quindi della
profondità, e nella trasformazione dello stesso in agenti chimici che vanno
ad interagire negativamente, a livello cellulare (senso di ebbrezza), con il
sistema nervoso.
Inoltre maggiore è la permanenza in immersione a quote
alte, maggiore sarà l’effetto narcotico.
-
Velocità di discesa.
E’ un importante fattore scatenante. La caduta deve rallentare velocemente
se abbiamo sintomi di veloce innalzamento narcotico. Se non facciamo ciò, la
narcosi potrebbe trasformarsi in crisi violenta, dovuta all’aumento
repentino della pressione. Il momento di maggiore sensibilità alla narcosi
si ha una volta raggiunta la profondità stabilita. In quell’istante è
opportuno concedersi una breve pausa, prima di procedere all’esplorazione,
che permetterà di adattarsi alla pressione: controllare i propri strumenti,
la posizione e la condizione del compagno. Non sarà tempo sprecato
invano.
-
Scarsa visibilità.
E’ predisponente se costante, scatenante se improvvisa. L stesso dicasi per
la mancanza di punti di riferimento. Il fatto che a volte i due fattori
siano concomitanti, il quadro si allarga. Oltre al brutto impatto
psicologico della perdita di punti di riferimento, l’occhio cercherà
immagini e la messa a punto di queste. Non trovandole ciò contribuirà a far
girare la vista con un forte innalzamento narcotico, poiché c’è confusione
mentle e mancanza di punti d’attenzione su cui concentrarsi. Se dovesse
succedere, occorre guardare subito il compagno, il computer: in questo modo
l’occhio ritornerà a fuoco, il cervello si concentrerà di nuovo su un punto
di attenzione e avremmo tenuto sotto controllo il compagno, il profondimetro
e il tempo.
-
Lavoro o sforzi.
Tutto ciò che porta all’affaticamento, cattiva respirazione, pinneggiata
rapida o faticosa, assetto sbagliato, lavoro o sforzi, ecc., creano una base
di predisposizione alla narcosi. La crisi narcotica violenta è una realtà da
non sottovalutare. Chi l’ha provata sa che è una delle più brutte esperienze
che possano capitare ad un sub.
-
Il freddo è
anch’esso predisponente se medio e continuo. Diventa scatennante se rapido e
intenso.
A2) I sintomi
La NDA, proprio per la sua caratteristica fondamentale che è
quella di chiudere e confondere la mente facendo poi perdere la memoria di
tutto o parte di ciò che è successo, nasconde una serie molto nutrita di
segni/sintomi.
Le sensazioni narcotiche “classiche” e primarie (per esempio
senso di leggerezza, euforia, ecc.) sono grossolane, rozze, fumose poco
fini: a grandi profondità la mente ne è così pervasa che non riesce a
distinguerne differenze di intensità, a meno che non siano estremamente
evidenti. Dunque sondando solo esse non si ottiene che un quadro molto
approssimativo della situazione. Per questo motivo l’attenzione deve
spostarsi su precise manifestazioni secondarie (sintomi leggeri e medi) che
con la loro apparizione attestano senza ombra di dubbio un netto cambio
della condizione psichica. Un esempio. A 55 metri il sub ha una decisa
sensazione di leggerezza fisica, di euforia e di deterioramento della
capacità percettiva che, proseguendo gradualmente nella discesa, non sente
cambiare 10 metri più sotto; gli sembra dunque che l’intensità narcotica sia
uguale. Il sub però particolarmente attento come deve essere un profondista,
nota p. es. che da qualche istante non sente più il freddo e l’aria sembra
avere un gusto metallico. Sebbene il sub comprende che, nonostante
all’apparenza lo stato mentale generale non sia maggiormente compromesso, il
suo stato narcotico è invece evidentemente superiore.
Abituiamoci quindi a considerare i sintomi secondari i veri
e unici punti di riferimento nonché precisi campanelli d’allarme. Non
fermiamoci nella nostra analisi solo all’intensità dell’”intontimento”.
Mettiamo sempre sotto attenta osservazione ogni istante dell’immersione, per
essere certi di stare sempre entro i limiti personali.
Per questo motivo nelle immersioni profonde quello che si
deve fare è: gestire la NDA di medio livello (sintomi leggeri e medi) e
prevenire l’insorgenza di NDA di elevato livello (sintomi gravi).
Schematizzando possiamo distinguere in sintomi leggeri e
medi e sintomi gravi. Sono sintomi descritti dai subacquei che hanno
sperimentato la NDA.
Sintomi leggeri e medi.
Sono sintomi che si presentano nella fase iniziale della
NDA. Si manifestano a basse pressioni dell’azoto, 30-60 metri per
immersioni ad aria ed i presenza di cause predisponesti e non scatenanti.
-
leggerezza mentale, euforia o ubriachezza, risa o tendenza a ridere;
-
senso di leggerezza fisica;
-
senso di maggiore confidenza;
-
sapore metallico o dolce dell’aria;
-
stupore;
-
alterazione della coordinazione muscolare, compromissione della
destrezza, perdita (parziale o totale) delle capacità motorie;
-
rallentamento dell’attività mentale;
-
difficoltà a leggere gli strumenti.
Sintomi gravi
Sono sintomi che si presentano nella fase centrale e finale
della NDA. Si rivelano ad alte pressioni parziali di azoto, 60-90 metri ed
in presenza di cause scatenanti.
-
vertigini;
-
insensibilità e/o formicolii sulla faccia, sulle labbra e sui piedi;
-
esagerazione dei movimenti generali, movimenti a scatti;
-
rallentamento dell’attività mentale;
-
deterioramento della capacità percettiva;
-
confusione mentale, difficoltà o incapacità a leggere gli strumenti;
-
distorsione della parola;
-
compromissione della destrezza;
-
perdita parziale o totale delle capacità motorie;
-
percezione impropria del tempo;
-
stato depressivo, pianto o tendenza a piangere;
-
sensazione d’apprensione o ansia;
-
minore tolleranza allo stress, panico;
-
allucinazioni e/o disturbi visivi e acustici;
-
fobie;
-
visioni a tunnel;
-
nausea;
-
vomito;
-
amnesia;
-
perdita di coscienza.
La sopra citata lista, pur non volendone escludere altri più
individuali, che possono presentarsi a seconda della persona e della
situazione, è la più completa fra i segni e i sintomi sicuramente provati da
molti subacquei. Rileggendoli con estrema attenzione e pensando alle
proprie immersioni profonde, ci si potrà accorgere che molti di essi sono
stati provati diverse volte: ciò serve a dare una visione molto precisa
dell’effetto narcotico dell’azoto.
L’utilità pratica della grande conoscenza di ogni più
piccola manifestazione, risulta evidente: nelle immersioni profonde tutti
dobbiamo sempre confrontarci con la NDA. Nessuno ne è immune.
Il calcolo da fare è quello della valutazione della
grandezza di essa e prestare grande attenzione a particolari anche secondari
e meno assai evidenti fra quelli elencati.
A3) La gestione
Il modo migliore per combattere e gestire la NDA è la
concentrazione. Certo gestire la NDA è un’impresa ardua. Ovviamente la cosa
migliore è la prevenzione. Nelle forme meno gravi, è sufficiente risalire di
quota, per far regredire i sintomi. Risulta chiaro che non è possibile
uscire da soli da una crisi narcotica grave. Pertanto non bisogna mai
giungere alle crisi di condizioni gravi. E’ importante il continuo controllo
del proprio stato fisico e mentale e della propria concentrazione.
Alla percezione dei primi sintomi dello stato narcotico
bisogna:
-
avvisare il compagno;
-
rallentare ogni attività fisica: muoversi lentamente e/fermarsi;
-
controllare la propria respirazione: lenta e profonda;
-
concentrarsi e rimanere con la mente sveglia;
-
fissare attentamente un oggetto, mettendo a fuoco l’immagine e
iniziare una serie di ragionamenti a lui collegati: colore, forma, ecc.
Alla percezione che i sintomi da NDA non regrediscono o
scompaiono, oppure peggiorano, diventa imperativo:
-
avvisare il compagno;
-
risalire con calma fino alla quota in cui gli stessi sintomi
scompaiono;
-
recuperare la padronanza e la gestione del proprio corpo e
dell’immersione;
-
riemergere.
Si ribadisce quindi la necessità di mantenere al massimo la
concentrazione ad ogni costo, anche se farlo non è un’impresa facile. Un
attimo di pausa e di rilassatezza potrebbe “costare caro”.
A4) La prevenzione
Insomma un quadro assai preoccupante,che quando sopraggiunge
richiede una grande dose di freddezza ed esperienza per essere gestito e che
deve essere assolutamente evitato con la prevenzione. Il sub profondista
cura moltissimo la propria respirazione, lenta, misurata, interna, ed
esaustiva soprattutto nella fase di esalazione, mentre si muove in perfetto
assetto e con grande lentezza ed acquaticità. La fretta non và bene a grandi
profondità.
Quindi prima dell’immersione occorre seguire
determinati accorgimenti:
-
Evitare di immergersi quando non si è in buone condizioni fisiche e
mentali.
-
Non fare uso di medicinali controindicati, di alcol, droghe, in
concomitanza con le immersioni.
-
Limitare la profondità delle immersioni ad aria.
Durante l’immersione è
necessario:
-
non immergersi da soli.
-
Avere il tender in superficie capace ed informato sulle fasi
dell’immersione.
-
Controllare la velocità di discesa.
-
Controllare il livello di lavoro e di affaticamento.
-
Curare molto la propria respirazione: lenta e profonda specialmente
in espirazione.
-
Muoversi con un buon assetto e con grande leggerezza ed acquaticità
nei movimenti.
-
Concentrarsi sempre ed unicamente su ciò che si sta facendo e su ciò
che sta accadendo, per mantenere sempre alto il livello di attenzione.
-
Valutare ogni volta i propri limiti operativi ed in base a questi
decidere.
-
Saper riconoscere ed interpretare i sintomi che possono degenerare.
E’ opportuno sottolineare che frequenti esposizioni alle
profondità, affinano la sensibilità alla percezione dei sintomi dell’azoto e
aumenta nel subacqueo la capacità di innalzare la soglia di tolleranza ed il
limite di sicurezza. La NDA entro certi limiti può essere allenata.
B) LA
TOSSICITA’ DELL’OSSIGENO IPERBARICO
Un altro fenomeno che condiziona le alterazioni dello stato
di coscienza, a seguito di respirazione di aria compressa, a pressioni
superiori a 5,5 ATA, è la concentrazioni di ossigeno (O2)
nella miscela respiratoria.
Questo è un argomento che nelle normali didattiche subacquee
a scopo sportivo/ricreativo o non è quasi mai trattato oppure è appena
accennato.
C’è infatti la tendenza al trattare la Narcosi da Azoto come
l’ ultimo incidente importante che può accadere ad un subacqueo sportivo
durante una immersione profonda in aria, perchè la sua immersione dovrebbe
rimanere in curva di sicurezza, secondo le tabelle US Navy, e quindi non
superare la profondità massima di 40 / 42 metri.
Se consideriamo però che una persona si può appassionare
alla subacquea talmente tanto da essere spinta ad effettuare delle
immersioni anche oltre i limiti stabiliti e consigliati dalle tabelle
(considerando anche il fatto che quasi nessuno oggi si immerge senza
computer), dobbiamo andare oltre alla normale didattica ed aggiungere a
questa un’ approfondimento riguardo alla tossicità dell’ossigeno solo per
essere giustamente consapevoli dei rischi a cui potremmo andare incontro
effettuando immersioni profonde.
Sembra alquanto strano che l’elemento principe che ci
permette di vivere sul nostro amato pianeta possa essere per noi Tossico…
Dobbiamo considerare la sua Pressione Parziale, pressione alla quale lo
respiriamo e che è direttamente proporzionale alla sua quantità percentuale
all’interno della miscela di gas che stiamo usando (vedi legge di Dalton
“La pressione totale esercitata da una miscela di gas è uguale alla somma
delle singole pressioni parziali dei gas componenti la miscela stessa”).
Va da sé che finché restiamo sulla superficie terrestre e
quindi respiriamo quella miscela di gas a noi familiare chiamata Aria, alla
normale e massima pressione ambientale di 1 bar non ci succede niente di
strano: siamo “fatti” apposta e ben collaudati a sopportare pressioni
parziali di 0,21 bar di Ossigeno e di 0,79 bar di Azoto.
Quando però tali pressioni parziali aumentano le cose
cambiano.
L’ossigeno se respirato a lungo a pressioni superiori a 1,6
bar diventa tossico e porta a conseguenze molto gravi fino alla morte.
Secondo quanto appena scritto dobbiamo considerare i due
parametri fondamentali che rendono l’ossigeno tossico: la sua pressione parziale ed il periodo di esposizione. Già da oltre 500 millibar l’ossigeno comincia a diventare
tossico e a far apparire alcune patologie sia a livello polmonare (PpO2
fino a 1,5 bar con tempi di esposizione sempre più corti) che a livello di
Sistema Nervoso Centrale (PpO2 oltre 1,5 bar con tempi di
esposizione molto ridotti).
A livello polmonare respirare a lungo (oltre 5 ore) ossigeno
iperbarico porta a irritazioni bronchiali fino alla sindrome di Lorrain
Smith che provoca delle serie difficoltà respiratorie fino all’emorragia
polmonare.
A livello di SNC le cose possono essere ben più gravi. Esistono delle particolari tabelle che ci danno dei limiti
fisiologici oltre i quali l’ossigeno attacca il Sistema Nervoso Centrale
(SNC):
3.0 bar Pressione Parziale usata solo in
Ossigenoterapia Iperbarica a seguito di particolari problemi fisiologici;
2.8 bar Idem ;
2.5 bar Massima pressione usabile in
decompressione (ovverosia in stato di assoluto riposo). Questo valore è
riferito a professionisti altofondalisti che risalgono in campana, ovverosia
in ambiente completamente asciutto dalla testa ai piedi
2.4 bar Terapie varie per curare MDD;
2.0 bar Esposizione eccezionale per immersioni
operative. Dove la parola eccezionale sta a significare una condizione non
normale come soccorso estremo od operazioni militari autentiche sottoposte a
misure di sicurezza di superficie altrettanto eccezionali;
1,6 bar per immersioni non impegnative per
massimo 45 minuti (in aria =66 metri di profondità
1,5 bar per immersioni di lavoro
leggero per massimo 120 minuti (in aria = 61 metri di profondità)
1,4 bar per immersioni di lavoro
medio per massimo 150 minuti (in aria = 56 metri di profondità)
Ma perché l’ossigeno oltre la pressione parziale di 1,6 bar
diviene tossico e ci porta quindi all’Iperossia?
Quando l’ossigeno entra nel sangue lo fa in due modi:
-
si lega con una reazione di Ossidazione all’emoglobina del sangue;
-
si discioglie nel sangue secondo la legge di Henry (“A temperatura
costante, la quantità di un gas che si può sciogliere in un liquido è
direttamente proporzionale alla pressione parziale del gas stesso”).
Quando il sangue arriva ai tessuti
l’emoglobina dovrebbe cedere l’ossigeno alle cellule dei tessuti stessi per
portare loro via la dannosa Anidride Carbonica (CO2) ma a causa
dell’elevata pressione parziale dell’ossigeno respirato la reazione di
ossidazione dell’emoglobina avviene nuovamente portando via, così, ossigeno
presente in soluzione nel plasma e lasciando i tessuti carichi di CO2.
Si intuisce perciò che quella che crediamo Tossicità
dell’ossigeno è in realtà avvelenamento da Anidride Carbonica (Ipercapnia). I fattori che predispongono e scatenano il problema sono:
Stress:
presente in tutte le problematiche subacquee
perché diminuisce la resistenza psicofisica dell’individuo;
Aum.to PCO2:
è evidente che tutto ciò che può portare ad aumento
di anidride carbonica,visto che è questa ad avvelenarci, risulta dannoso.
Attenzione perciò alla massima efficacia della respirazione e al minore
affaticamento possibile;
Freddo:
diminuisce la resistenza psicofisica ed è
fonte di stress;
Farmaci:
Non sappiamo nulla di molti di essi in
relazione all’iperbarismo.Meglio evitare.
E’ risaputo solo che l’insulina può avere azioni
predisponesti e/o scatenanti.
I diabetici perciò sarebbe meglio evitassero immersioni ad
elevate profondità.
Scarsa condizione fisica:
diminuisce la resistenza psicofisica ed è fonte di stress;
Uso di droghe ed alcool:
è talmente ovvio…
Ma cos’è l’Iperossia o Tossicità dell’ossigeno? E come si manifesta?
L’iperossia provoca e si manifesta con improvvisi attacchi
di convulsioni simili a quelli epilettici.
Le convulsioni non sono direttamente dannose; i danni li
provoca l’ambiente dove la persona attaccata si trova:
Un attacco epilettico in casa ci potrebbe far cadere e
sbattere da qualche parte provocandoci delle ferite anche gravi;
L’iperossia sott’acqua provocherebbe una specie di attacco
epilettico che ci potrebbe indurre a mollare la presa dell’erogatore,
inibirebbe senza dubbio ogni azione di autosalvamento e se non soccorsi
immediatamente dal compagno di immersione sarebbe certa la morte per
annegamento. Ma il nostro compagno sarebbe davvero in grado di soccorrerci
senza rischiare anche lui la vita? Non dimentichiamoci che la Tossicità
dell’Ossigeno si ha in condizioni di iperbaricità quindi sicuramente ad
elevate profondità, dove sappiamo bene siamo soggetti anche a Narcosi da
Azoto; noi stiamo subendo un attacco di convulsioni tipiche dell’ Iperossia
e tipiche anche dell’Ipercapnia (in questo caso provocata dall’Iperossia
stessa), sotto l’effetto dell’ebbrezza da profondità e siamo in altissimo
rischio di annegamento, abbiamo estrema necessità di un immediato intervento
del nostro compagno che, guarda caso è anch’esso ebbro di azoto e come tale
non molto capace di soccorrerci con la dovuta velocità ed accortezza…
Che bella prospettiva!!
Facciamo finta che il nostro compagno sia così capace e
fortunato da riuscire ad aiutarci e a portarci, magari facendoci “pallonare”,
in superficie… potremo andare incontro, a causa della troppo veloce
risalita e al sicuro non rispetto delle tappe di decompressione, ad una MDD
e/o ad una sovradistensione polmonare…
Una volta raggiunta la superficie chi ci accoglierebbe in
modo adeguato alla situazione vissuta? Sarebbe meglio evitare tutto ciò… Anche perché non ci sono sintomi preliminari che ci possano
avvertire con estrema sicurezza e precisione dell’imminenza di iperossia…tutti i sintomi come freddo leggeri tremori, formicolii
vari, nausea, possono essere scambiati per disagi normalissimi che possono
accadere ad un subacqueo in qualsiasi momento. L’unico sintomo ben
avvertibile potrebbe essere legato alle convulsioni ma quando queste
arrivano è ormai troppo tardi…
Non rimane altro, per correre ai ripari, che Prevenire…
evitare di scendere a profondità oltre i limiti stabiliti dalla tabella
delle PPO2 elencata qui sopra ( il limite altamente consigliato è
di 1,6 bar PPO2 e per un tempo massimo di 45 minuti che durante
immersioni ad aria corrisponde a -66 metri circa) e se per qualche motivo
(distrazione, errore, ecc) si dovesse sforare tale valore fare in modo da
non rimanere troppo tempo oltre tale limite. Nemmeno l’allenamento alle alte profondità ci può rendere
immuni o aiutarci ad innalzare tali limiti di sicurezza. Con l’ossigeno iperbarico è meglio non scherzare. La tossicità dell’azoto ci porta ad ebbrezza, ma si può
controllare e ci si può, in parte, abituare (come con l’alcool)…
all’ossigeno iperbarico non ci si abitua… quando comincia a fare effetto può
essere già in atto il meccanismo convulsivo di cui abbiamo parlato finora
con tutte le sue nefaste conseguenze…
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Inviami
anche tu un articolo scritto di tuo pugno! |
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