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Computer: Algoritmi Subacquei
Cerchiamo
di classificare gli algoritmi impiegati dai computer subacquei che usiamo.
a cura di Luca Bazzan
Il Convegno
Internazionale del 18-19 novembre 2000 organizzato ad Abano Terme dal Club
Sommozzatori Padova ci ha fornito l’occasione di incontrare esperti a
livello mondiale delle teorie sulla decompressione quali il professor Peter
B. Bennett.
Nella sua
interessantissima relazione il professor Bennett ha fatto una elencazione
storica dei vari modelli decompressivi che sono stati usati dagli studiosi
in tempi diversi ed anche delle metodologie sperimentali che sono state
adottate per verificare i nudi risultati matematici frutto del calcolo
decompressivo attraverso la sperimentazione su cavie e su subacquei.
Sicuramente i
subacquei si rendono conto che nel momento stesso in cui hanno deciso di
“computerizzarsi” sono diventati le cavie ideali di un esperimento globale
sulla decompressione.
Vogliono però
essere cavie consapevoli, volontarie e tanto evolute da essere in grado di
valutare da sole l’efficienza dei vari metodi decompressivi.
La grande
partecipazione di subacquei al convegno di Abano ha dimostrato l’interesse
crescente per le teorie sul calcolo della decompressione ma spesso, dopo le
dotte relazioni di fisiologi e tecnici, i dubbi e la confusione non
diminuiscono.
Nel campo degli
studi iperbarici esiste una certa confusione, dovuta al fatto che fisiologi
e tecnici usano la loro terminologia, i programmatori di computer usano il
loro gergo tecnico e spesso la situazione viene peggiorata da pessime
traduzioni dal tedesco all’inglese, dall’inglese all’italiano.
Ma i subacquei
vogliono capire come il particolare computer che usano riesce a calcolare le
modalità di risalita migliori per la loro sicurezza, vogliono “misurare” e
“classificare” la loro sicurezza.
E’ opportuno che la didattica subacquea inizi ad
interessarsi delle teorie sul calcolo decompressivo e della loro evoluzione
storica facendosi “traduttrice” nei confronti del subacqueo delle relazioni
tecniche di fisiologi e programmatori.
Per classificare
un metodo decompressivo occorre come minimo individuare:
-
che tipo di
formule sono utilizzate per calcolare le tensioni nei compartimenti,
-
che tipo di
criterio di sicurezza viene applicato ai risultati ottenuti dal calcolo
delle tensioni,
-
quali ulteriori
eventuali ulteriori criteri cautelativi sono stati introdotti dai
programmatori.
E’ opportuno che
gli istruttori subacquei comincino ad esplorare la didattica del calcolo
decompressivo e lo studio dei profili decompressivi prodotti sia dai
computer che dai software decompressivi.
Quindi occorre
cominciare fornire definizioni univoche dei termini tecnici usati in questo
campo per rendere comprensibili a tutti i contenuti delle relazioni sulla
decompressione che troviamo sempre più spesso sui giornali specializzati e
tramite internet.
Proprio su
internet è facile incontrare diversi esempi di software decompressivi, nati
per le esigenze dell’immersione “tecnica” con uso di miscele, alcuni
utilizzabili con licenza a pagamento, altri a distribuzione libera e assieme
a questi prodotti, sempre su internet, si cominciano a trovare articoli che
trattano dei vari possibili modelli utilizzati sia da questi programmi che
dai computer subacquei.
Fra i “subacquei
tecnici” comincia a esserci chi si affida a questi programmi per calcolare
la decompressione che effettuerà poi davvero in immersione ma anche chi si
immerge utilizzando aria può usarli e può essere tentato di avventurarsi nel
pericoloso campo della decompressione “fai da te”.
Per far questo
deve avere cognizioni assolutamente chiare su come un computer cerca di
calcolare un profilo di decompressione e deve avere ben chiaro che lo fa
comunque completamente a suo rischio e pericolo.
L’idea che sia
possibile calcolare la quantità di un gas inerte disciolto nel corpo del
subacqueo nasce da una forzata analogia, quella col fenomeno di soluzione
dei gas nei liquidi e la legge di Henry fornisce l’artifizio per cercare di
calcolare tale quantità.
Ma la legge di
Henry ci fornisce l’opportunità di calcolare la precisa quantità di gas che
troveremo disciolto nel liquido solo nel momento in cui il liquido sarà
completamente saturo di gas, a completa saturazione avvenuta e a noi
interessa invece conoscere la quantità di gas disciolto nei momenti
intermedi che precedono il momento della saturazione.
La teoria
classica che insegniamo e che troviamo nel glorioso ”Manuale Federale” di
Duilio Marcante e nel nuovo manuale “Dimensione Sub” è quella del cosiddetto
modello Haldaniano Esponenziale-Esponenziale che afferma che un gas che
presenta rispetto ad un dato liquido un tempo di emisaturazione ad esempio
pari a 2 ore impiegherà 2 ore a raggiungere il 50% della saturazione totale,
4 ore a raggiungere il 75%, 6 ore a raggiungere l'87,5%, 8 ore a raggiungere
il 93,75%, 10 ore a raggiungere il 96,875% ecc., mentre in qualsiasi istante
intermedio del fenomeno di saturazione impiegherà sempre solo 2 ore ad
assorbire la metà della ulteriore quantità di gas che può ancora assorbire a
quella pressione.
Basandosi su
questo facile gioco matematico (che possiamo scherzosamente chiamare il
gioco della metà della metà) sono state calcolate gran parte delle tabelle
di decompressione che normalmente usiamo ma non dimentichiamo che,
fortunatamente, dopo essere state “calcolate” sono anche state “verificate
sperimentalmente” con cavie e subacquei ed adeguatamente “corrette”.
Sembra un paradosso
ma le formule Haldaniane, che sono state usate per calcolare le tabelle di
decompressione che tutti utilizziamo da decenni, si sono rivelate ottime per
calcolare “a tavolino” le tabelle di decompressione ma non sono adatte ad
essere impiegate in un computer subacqueo che calcoli le modalità di
decompressione “in tempo reale”, occorre “correggerle” se si vuole usarle
direttamente in immersione.
I nomi stessi
degli algoritmi decompressivi utilizzati nei computer in commercio sono
esplicativi di questa situazione ricordiamo difatti: l’algoritmo Haldaniano
modificato, l’algoritmo di Buhlmann modificato e tutti i vari algoritmi di
Buhlmann dallo ZH-L12 allo ZH-L16 allo ZH-L8 che sono successive correzioni
apportate dallo stesso Buhlmann ai suoi algoritmi precedenti.
L’esempio
classico che tante volte abbiamo utilizzato nelle nostre lezioni è:
mediamente il tempo di emisaturazione del corpo del subacqueo è circa 2 ore
pertanto il tempo di saturazione completa del corpo del subacqueo è circa 12
ore ed anche il tempo di desovrassaturazione è circa 12 ore.
Già Marcante lo
afferma subito nel suo “Manuale Federale”: … “il tempo di desaturazione è
spesso maggiore del tempo di saturazione” e Bennett lo ribadisce oggi: … “la
desovrasaturazione ha un andamento molto più lento di quanto indicato da una
curva esponenziale”.
Abbiamo sentito
che i risultati delle verifiche sperimentali indicavano risultati anche 4
volte superiori cioè 48 ore; nasceva l’esigenza di trovare un modello
migliore di quello Haldaniano Esponenziale-Esponenziale.
Il modello E-L (Esponenziale-Lineare) proposto dal dr. Thalmann nel 1983 sostituiva le
formule esponenziali, solo durante parte della desovrasaturazione, con le
formule di una retta, portando la durata della desovrasaturazione dai
classici 6 periodi a ben 24 periodi (metodo matematico non più esponenziale
ma meno che esponenziale E-L o controllato).
Dunque si cercava
di descrivere un fenomeno verificato sperimentalmente con dei mezzi
matematici elementari, quali l’equazione di una curva esponenziale e
l’equazione di una retta, che sono fra le più facilmente “gestibili” per il
programmatore.
La US Navy, che
aveva incaricato il dr. Thalmann di trovare nuovi modelli matematici più
efficienti, interruppe però il suo lavoro su questo suo modello
“deterministico”, cioè basato su formule matematiche che potessero
determinare quantitativamente quanto gas inerte era presente nel corpo del
sub, ed incaricò sempre il dr. Thalmann di intraprendere studi su una
metodologia assolutamente diversa di affrontare il problema e cioè la
“metodologia probabilistica”, cioè memorizzare i dati di un gran numero di
immersioni veramente effettuate senza incidenti.
Ma il subacqueo
vuole sapere innanzitutto che tipo di metodo di calcolo viene utilizzato nel
computer che porta al polso, se è “probabilistico” o “deterministico” e, se
è “deterministico”, vuole sapere precisamente come questo ottiene le
correzioni al metodo Haldaniano classico che sono indispensabili a
garantirne l’affidabilità.
E poi il
subacqueo vuole sapere se nell’utilizzo pratico le tabelle ottenute coi
nuovi metodi probabilistici hanno fornito percentuali di sicurezza migliori
di quelle calcolate con i metodi deterministici classici.
Le tabelle US
Navy ufficiali riportate nell’ultima edizione italiana del Manuale
D’Immersione “Air Diving” con le correzioni metriche autorizzate dalla US
Navy stessa rappresentano il compendio di parecchi decenni di studi e
ricerche sperimentali ed è quindi utile confrontare le loro indicazioni con
quelle fornite dai vari modelli decompressivi.
Per far questo
useremo un programmatore di immersioni che al profilo di una stessa
immersione “standard”, usata come esempio, applichi i vari modelli
decompressivi conosciuti confrontandoli comunque sempre con i dati che le
più aggiornate tabelle US Navy forniscono per la stessa immersione e
cominceremo a prendere confidenza col grafico Pressione parziale – Tensioni.
La Pressione
parziale è una entità calcolabile facilmente se si conosce la pressione
ambientale e la pressione ambientale è facilmente misurabile con un
manometro sia in superficie che in immersione.
Nel computer
subacqueo il trasduttore di pressione adempie proprio a questo compito.
La tensione di
gas disciolto in un liquido è una entità fisica del tutto fittizia e non
misurabile, per valutarne l’entità si utilizzano le stesse unità di misura
utilizzate per le pressioni parziali.
La tensione è
solo ipotizzabile, calcolabile con un calcolatore elettronico, non
misurabile con un vero strumento di misura; la tensione vive solo nella
“memoria” del computer e svanisce quando il computer viene spento.
Il computer
subacqueo è quindi uno strumento che “misura” le pressioni ambientali con un
apposito trasduttore elettronico di pressione e “calcola” con una opportuna
serie di formule dette “algoritmo” le tensioni dei gas inerti ipoteticamente
disciolte nei “tessuti” del corpo umano.
I programmatori
non potrebbero calcolare le modalità decompressive se non si fossero
inventati questo artifizio.
Non è corretto
parlare di tessuti, l’istruttore nelle sue lezioni deve accuratamente
evitare di usare questo termine in quanto genera confusione negli allievi,
la denominazione corretta è “compartimenti” e non è corretto attribuire ad
un compartimento del computer una relazione con un reale tessuto del corpo
umano.
Anche il
decompressimetro meccanico riusciva a riprodurre la curva Haldaniana
Esponenziale-Esponenziale misurando con un manometro la pressione dentro un
“compartimento” che altro non era che una camera a pareti rigide, ma quale è
la formula usata nei computer?
Poiché è facile
equivocare sulle formule, in quanto autori diversi e di nazioni diverse
usano simbologie differenti, ci conviene esaminare attentamente le
affermazioni concettuali di partenza da cui queste formule sono nate (riporto comunque anche le formule esclusivamente per quei “patiti del
calcolo numerico” che volessero sperimentarle).
LA VELOCITA’ DI VARIAZIONE DELLA TENSIONE DI GAS INERTE
E’ PROPORZIONALE ALLA DIFFERENZA FRA LA PRESSIONE PARZIALE DEL GAS INERTE
LIBERO NELLA MISCELA E LA TENSIONE DI GAS INERTE DISCIOLTO
L’affermazione
precedente può essere tradotta in un modello matematico, ovverosia una
formula, che, nel linguaggio matematico differenziale, è

ove con T si
intende il valore istantaneo della tensione del gas disciolto, con t il
tempo, con K un coefficiente numerico costante che caratterizza il
compartimento ed infine con Pp si intende la pressione parziale del gas
libero.
La veridicità
della formula indicata (che è una equazione differenziale) comporta la
veridicità della seguente (che ne è la soluzione)

ove con T0
si intende la tensione del gas disciolto nel momento di inizio del fenomeno
di soluzione e con "e" si indica la base dei logaritmi naturali cioè il
numero reale 2.7182....
Questa entità, Pp
- T, che matematicamente altro non è che una banale differenza, è la “forza
motrice” che spinge il gas inerte ad entrare nel compartimento durante la
saturazione ma è anche la “forza motrice” che spinge il gas ad uscirne
durante la desovrasaturazione, quindi alti gradienti durante la
desovrasaturazione favoriscono l’embolia; calcolare un profilo decompressivo
consiste nel fare in modo che il gradiente Pressione parziale - Tensione,
durante la risalita da una immersione, non superi mai dei valori limite
determinati sperimentalmente oltre i quali la velocità di desovrasaturazione
diviene così grande da generare la temuta embolia. Il computer deve
monitorare e controllare continuamente questa differenza Pp – T.
Non sono però
quelle sopra indicate le formule che vengono utilizzate nei computer che
portiamo al polso in quanto, l’abbiamo sono valide solo se la pressione
ambientale e quindi la pressione parziale si mantiene costante cioè solo se
la profondità si mantiene fissa per tutta la durata dell’immersione.
Questa difficoltà
viene superata ricavando dalle formule sopraindicate, tramite la teoria del
calcolo differenziale in intervalli finiti, delle nuove formule
approssimate.

con Ki =
0.693... / tempo di emisaturazione ove con DT si
indica la durata dell’intervallo di rilevazione, con Pp i
la pressione parziale del gas libero nel momento iniziale dell’intervallo di
rilevazione, con Pp f quella nell’istante finale, con Ti la
tensione di gas disciolto nel generico compartimento considerato
nell’istante iniziale dell’intervallo e con Tif quella nell'istante finale.
Il computer misura la pressione ambientale ad intervalli
di tempo regolari (questo si intende per intervallo di rilevazione) e dopo
ogni misurazione rieffettua tutti i calcoli per aggiornare i valori delle
tensioni.
Questo, lo
ribadiamo, é un metodo approssimato e si discosta tanto più dall'indicazione
teorica quanto maggiore é la durata dell'intervallo di rilevazione, é quindi
importante che i computer utilizzino intervalli di rilevazione molto brevi.
Elaborato il
calcolo tante volte quanti sono i compartimenti, il calcolatore sostituisce
i nuovi valori della pressione parziale e delle tensioni nella memoria del
computer ed é pronto a ricevere il valore della pressione esterna alla fine
dell'intervallo di rilevazione successivo.
Questo elaborare
valori numerici relativi ad un intervallo successivo partendo da valori
numerici calcolati nell'intervallo precedente comporta ovviamente un
incremento dell’errore numerico insito nel metodo di calcolo che aumenta man
mano che si procede nell'immersione, soprattutto nelle immersioni successive
e quando il computer resta acceso diversi giorni per registrare più
immersioni (multi-day)
Nel modello
Haldaniano Esponenziale-Esponenziale descritto con le formule sopraindicate
non è prevista nessuna interazione fra compartimento e compartimento, per
questo si dice che in esso i compartimenti sono tutti in “parallelo” cioè
ciascun compartimento interagisce solamente col gas libero e non con gli
altri compartimenti.
Trasortando
questo concetto nel corpo del sub è come dire che il gas libero all’interno
dei polmoni è in contatto diretto col gas disciolto nel più periferico
tessuto.
E’ possibile
riprodurre questo comportamento con un modello meccanico che corrisponde a
quello dei vecchi decompressimetri meccanici a 4 tessuti.
Il modello
Haldaniano Esponenziale-Esponenziale a compartimenti in parallelo si
riconosce graficamente perché tutte le tensioni nei compartimenti
raggiungono il loro valore massimo nel momento in cui uguagliano la
pressione parziale del gas inerte e questa caratteristica comporta che,
durante la risalita, le tensioni nei compartimenti iniziano subito tutte
diminuire e, una volta giunti in superficie, il corpo del sub si sta
rapidamente desovrasaturando invece i modelli non Haldaniani che tengono
conto in qualche modo delle interazioni fra compartimento e compartimento
forniscono delle modalità di desovrasaturazione più lunghe.
E’ evidente che
questo tipo di modelli matematici fornisce, per la stessa immersione,
modalità di decompressione più lunghe e prime soste di decompressione più
profonde.
Il D.C.I.E.M.
canadese ha elaborato un modello matematico non Haldaniano basato su 4
compartimenti in serie fra loro, cioè il primo col secondo, il secondo col
terzo ed il terzo col quarto; con questo modello sono state elaborate delle
tabelle di decompressione che sono fra le più cautelative conosciute e sono
state ampiamente testate su subacquei.
Questo modello è
il modello di Kidd-Stubbs e può essere riprodotto meccanicamente con 4
compartimenti “in serie” fra loro.
Fra questi due
modelli che prevedono due impostazioni assolutamente antitetiche, sono stati
naturalmente elaborati modelli intermedi che presentano in parte le
caratteristiche dell’un modello o dell’altro. Il numero di modelli
utilizzabili è veramente notevole ed è interessante osservare la loro
evoluzione storica.
Abbiamo visto che
esistono parecchi modelli matematici che con serie di formule diverse
permettono di calcolare i valori delle tensioni in un numero qualsiasi di
compartimenti.
Ma occorre
definire quali criteri di sicurezza far applicare tramite il computer a
questi valori numerici che siamo in grado calcolare ed i criteri conosciuti
sono:
-
il criterio del
rapporto critico (usato da Haldane),
-
il criterio del
gradiente critico (usato da Hill),
-
il criterio della
retta dei valori M (introdotto da Workman, sviluppato da Buhlmann e ripreso
da altri).
I criteri di
sicurezza rappresentano il punto di incontro fra le formule del calcolo
numerico teorico e i risultati scientifici sperimentali; ci dicono quali
sono i valori di tensione che i singoli compartimenti non debbono mai
superare in quanto, in immersioni reali, per valori superiori ad essi sono
stati riscontrati incidenti embolici.
Dunque ogni particolare modello decompressivo teorico è
univocamente definito individuando il “tipo di formule” usate per calcolare
le tensioni e il “tipo di criterio di sicurezza” applicato a tali formule.
In ogni computer commerciale però il modello
decompressivo teorico non viene utilizzato “alla lettera” ma ogni
ricercatore o programmatore introduce degli ulteriori criteri cautelativi
empirici per migliorare la sicurezza dei profili decompressivi risultanti
dal nudo calcolo matematico.
Relazione dell’Istruttore di 3° Grado F.I.P.S.A.S.
Mario Giuseppe Leonardi
Durante il Seminario di Aggiornamento
Tenutosi a Vicenza il 4 Marzo 2001
Organizzato dal Comitato Regionale Veneto del Settore
Subacqueo F.I.P.S.A.S.
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Inviami
anche tu un articolo scritto di tuo pugno! |
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