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Mistero svelato: ecco perché c'è il singhiozzo
E' un'eredità di quando vivevamo in acqua agli albori dell'evoluzione
di Margherita De Bac (Articolo comparso sul Corriere della Sera - Medicina il 7/2/2003)

ROMA - Il mistero del singhiozzo risiede forse nei nostri lontanissimi antenati, esistiti milioni di anni fa. Vivevano in acqua, per ragioni di sicurezza, ed erano dotati di branchie. L'uomo si è evoluto, fino a diventare un essere unicamente terrestre. Ma di quei tempi primordiali gli sarebbe rimasta la caratteristica e noiosa contrazione dei muscoli respiratori che accompagnavano l'aprirsi e lo schiudersi dei due piccoli organi di cui oggi sono ancora attrezzati gli anfibi. La teoria è di un gruppo di ricercatori francesi coordinati da Christian Straus, servizio di esplorazione funzionale respiratoria dell'ospedale parigino Pitie-Saltpetriere. Straus si dice convinto, in un articolo pubblicato dal giornale scientifico BioEssays, che il meccanismo cerebrale che governava l'attività delle branchie abbia seguito diversi mammiferi e fra essi l'uomo, nel corso della loro trasformazione durante i millenni. Ecco perché ancora oggi, che in acqua scendiamo non per necessità di specie ma per piacere o competizione, ci portiamo dietro quell'antipatico singulto, capace di sorprenderci regolarmente nei momenti più inopportuni e così ostinato a spegnersi malgrado tutti i tentativi di ricacciarlo indietro con procurati spaventi o lunghe sorsate dal bicchiere. L'ipotesi del francese non avrebbe trovato una eco se non fosse per lo strato di mistero che ancora avvolge quel sobbalzare di spalle e torace, dovuto dal punto di vista meccanico all'improvvisa e ripetitiva contrazione dei muscoli deputati alla respirazione, il diaframma prima di tutto. A quel punto la glottide si ritrae e il risultato è un suono inconfondibile, impossibile da reprimere. Apparecchi ultrasuono, applicati sul pancione di mamme in attesa, hanno dimostrato che anche i bambini durante la gravidanza subiscono attacchi di singhiozzo. Si pensa che la contrazione serva al piccolo a esercitare i muscoli della respirazione prima della nascita. Oppure che questo meccanismo impedisca al liquido amniotico di penetrare nei polmoni provocando soffocamento. Un sintomo non patologico, innocuo, oltretutto inutile e, per questo, non considerato degno di particolare attenzione dalla comunità medica. Non esistono «specialisti» di singhiozzo. Neurologi, otorini, fisiologi rimandano l'uno all'altro il compito di approfondire le problematiche che sono pertinenza da antropologi. Straus si è chiesto per quale ragione, malgrado il singhiozzo non serva più, sia arrivato fino a noi, 370 milioni di anni dopo che gli animali hanno cominciato a uscire fuori dall'acqua. La spiegazione potrebbe essere che quella abitudine ancestrale si sia conservata perché adattata a un nuovo uso: facilitare i piccoli dei mammiferi a succhiare il latte dalla mamma. La chiusura del la glottide evita al latte di penetrare nei polmoni. Una teoria giudicata plausibile dagli esperti di neurobiologia della respirazione degli Stati Uniti, dove l'articolo di Straus è stato accolto con interesse e curiosità. Ma viene fatto notare che adesso queste suggestive conclusioni dovranno essere provate. Il che non sarà facile. Il fisiologo francese suggerisce, per suffragare il suo lavoro, di andare a esplorare le aree specifiche del cervello che sovrintendono il controllo del singhiozzo. Se l'intuizione è corretta, molte delle cellule nervose, che sono attive durante la suzione, dovrebbero accendersi quando ci comportiamo come se fossimo vissuti centinaia di milioni di anni fa e avessimo le branchie. Margherita De Bac

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