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Cambogia: Tri fo uan dolah
di Igor De Ruitz (webmaster@tremari.it)
Luglio/Agosto 2008
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Earth l'avventura di Greg,
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dati GPS.
Continuiamo il racconto iniziato in
Laos, quest'anno
si fa sul serio!, ricordando che le uniche cose
autentiche sono le note a piè pagina.
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“Le ultime informazioni classificate riferiscono che la
scatola nera sia stata prelevata da una cellula dei
Khmer rossi e che con tutta probabilità ora si trova
Phnom Penh.” enunciò Barney[1].
“I Khmer rossi?!” strabuzzò Greg “Esistono ancora i
Khmer rossi? E cosa fanno?! Complottano incidenti
internazionali tirando le dentiere addosso ai turisti?“
“Beh non proprio,” rispose Barney arrossendo come fosse
stato colto in fallo in un’interrogazione a sorpresa al
liceo “i vecchi nostalgici non hanno mai abbandonato i
deliranti piani per riorganizzare la Cambogia secondo i
loro ideali di ordine. E sono riusciti a raccogliere
anche un certo consenso, soprattutto fra i giovani delle
remote province rurali del paese.”
Barney era entrato nell’esercito dopo gli studi
universitari, più che altro perché non riusciva a
trovare un altro lavoro che lo soddisfacesse, o meglio
perché non aveva ancora capito quale lavoro lo
soddisfacesse. Lì poi era rimasto, un po’ per pigrizia e
un po’ perché dopotutto la mimetica gli vestiva bene.
Così, anche se i suoi sogni di bambino lo avevano
portato a laurearsi in architettura, si era ritrovato
invece a fare esattamente il contrario, cioè a
specializzarsi nel campo delle demolizioni.
“E voi due a chi state sulle palle? Intendo per essere
state spedite in questa fogna?” si rivolse Greg agli
altri due soldati in gonnella.
“Tenente Klaudija S., specializzata in incursioni subacquee[2], signore!”
“Complimenti! Chi è il genio al quartier generale che ti
ha mandato qui? Forse era il caso di informarlo che il
Laos non ha nessuno sbocco sul mare! E tu invece?” disse
Greg rivolgendosi alla più giovane del gruppo “Stanca
della vita già alla tua età?”
“Tiratore scelto Annushka B., signore.”
“Tiratore scelto?!” notando la gracilità della
soldatessa “Stiamo parlando di proiettili o mi stai
confidando che hai imparato a tirare patatine per terra
da McDonald? Va beh, probabilmente mi sarai utile in
questa missione, sicuramente più di un incursore della
marina. Allora Barney, quali sono gli ordini?”
“Domani alle 05:00 partenza per la capitale della
Cambogia a bordo di un elicottero militare[3]. Alle 08:00
incontreremo il nostro contatto in loco con le
istruzioni precise.”
“Allora signori, grazie di tutto, fatemi continuare la
mia meditazione...” disse Greg circondato dagli sguardi
increduli della sua squadra “...cosa c’è da guardare? E’
un modo gentile per dire fuori dalle palle!”
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[1] Barney è la versione Inglese contratta di Bernardo
che a sua volta è l’italianizzazione di Boris (mio
fratello).
[2] Istruttrice subacquea in realtà.
[3] Per chiunque decidesse di spostarsi all’interno
dell’Indocina, sicuramente la maniera più comoda e
conveniente è usare Air Asia (www.airasia.com).
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Urla nel silenzio
Quando
alle 08:00 in punto la squadra toccò terra a Phnom Penh,
un autista era già lì ad aspettarli pronto ad
accompagnarli a Choeung Ek[4].
Dopo mezz’ora di viaggio in mezzo alla polvere,
arrivarono a destinazione, lì un cambogiano di nome Tom
era in attesa.
“Un posto più comodo per incontrarsi no eh!? Sarebbe
stato troppo facile!” esordì Greg senza neanche
salutare.
“Io qui ci lavoro” rispose Tom “conduco visite guidate
nei campi di sterminio.”
“Bello come lavoro! Sempre meglio di un calcio nei
testicoli.”
“Io ero qui quando i Vietnamiti arrivarono a Choeung Ek”
continuò velatamente commosso il gracile cambogiano
“c’ero anche quando scoprirono questa vergogna.”
Greg ascoltò in rispettoso silenzio le parole, notando
nel frattempo che da terra spuntavano pezzi di ossa
umane[5].
“I Khmer si trovarono presto davanti al problema di
dover uccidere moltissime persone senza spendere un
capitale in pallottole; prima provarono a mettere in
fila le vittime per ucciderle con un solo proiettile, ma
poi arrivarono a inventare sistemi molto più atroci.”
“Su questo albero ad esempio” continuò Tom indicando un
grosso arbusto “venivano uccisi i bambini davanti alle
loro stesse madri, semplicemente afferrandoli per i
piedi, sbattendoli con violenza addosso al tronco e poi
gettandoli moribondi in questa fossa comune.”
“I colpevoli di questo scempio sono stati almeno
sgridati?” chiese Greg conoscendo già la risposta.
“I carnefici riuscirono a scappare e tutt’oggi, quelli
che ancora sono vivi, si nascondono nelle foreste ai
confini con la Thailandia. E’ per questo che vi darò una
mano a trovare la vostra preziosa scatola nera, trovando
lei io troverò loro e li porterò davanti ad un tribunale
internazionale[6]. Dunque
preparatevi, domani a mezzogiorno partiamo per Siem
Reap.”
L’idea era quella di dormire il più possibile per
essere in piena efficienza l’indomani, ma Greg alle
05:00 aveva già gli occhi spalancati come una civetta.
Uscì dall’albergo[7] e
scese in strada, dove un gruppo di ragazzi stava
scherzando allegramente.
“Fare footing la mattina non è di moda?” chiese
allungando un sigaro toscano[8]
ad uno dei ragazzi.
“Qui Mister, la gente di mattina si esercita nelle arti
marziali, adesso li trova tutti al monumento
dell’indipendenza[9].”
“Mi ci porti?”
“Salga sul mio tuc tuc, la corsa la offro io.” disse il
ragazzo che con orgoglio sfoggiava il sigaro tra le
labbra.
Dopo essersi esercitato nel Tai Chi con delle vecchie
signore ed aver scambiato allegramente qualche colpo di
Taekwondo con i ragazzi di una scuola di arti marziali,
Greg tornò in albergo tonificato dal suo allenamento
mattutino a cielo aperto.
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 “Giù dalle brande soldati! Recuperate i vostri fucili di
precisione, le vostre pinne e mettiamoci in movimento,
Tom è giù che ci aspetta.”
“Nessun problema Capitano” balzò in piedi Barney “il mio
zaino era già pronto ieri.”
“Che diavolo hai dentro quello zaino, Barney? Sembra
pesare come un incudine!”
Greg aprì la chiusura lampo dello zaino tattico e rimase
a bocca aperta: “Ma qui ci saranno 50 Kg di C4! Cosa hai
intenzione di fare? Dobbiamo nuclearizzare l’Indocina?”
“Semplice prudenza.” rispose il sergente, che senza
sforzo caricò sulle sue alte spalle il malloppo.
“Devo ricordarmi di starti lontano quando fumo i miei
sigari.”
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[4] Preparatevi ad essere
continuamente avvicinati dai conducenti di tuc tuc, i
quali vi proporranno di farvi visitare i famosi “Killing
Fields” ovvero i campi di sterminio dei Khmer rossi,
nella speranza che qualcun altro prima di loro, non vi
ci abbia già accompagnato.
[5] E’ esattamente così,
passeggiando per l’area si notano, oltre a brandelli di
vestiti semisepolti, anche pezzi di femori e costole che
spuntano da terra. E’ una visita che lascia il segno. Si
calcola che in quei tremendi anni, un cambogiano su tre
fu assassinato o morì di stenti nei campi di lavoro.
[6] Tutt’oggi i
responsabili del genocidio non sono mai stati
processati: Pol Pot fuggì e morì in esilio nel 1997, Ta
Mok fu catturato nel 1999 e morì nel 2006 in carcere
senza mai aver subito un processo; Deuch, il direttore
dell’infame S-21 e autore dei sistematici metodi di
tortura eseguiti da Khmer rossi, si arrese nel 1999 dopo
una vita di agi e interviste internazionali. E’ ancora
vivo e in attesa di processo.
[7] L’Asia Hotel (www.cambodia-phnompenh-asiahotel.com)
è in una eccellente posizione centrale, visto da lontano
sembra anche bello, ma da vicino rivela tutta la sua
fatiscenza; diciamo che il rapporto qualità/prezzo è
medio basso.
[8] I sigari toscani sono
una costante nei miei viaggi, molte volte offrendoli mi
sono tirato fuori da situazioni difficili o mi sono
spalancate porte che un attimo prima erano chiuse.
[9] Se volete vivere anche
voi questa esperienza dovete svegliarvi molto presto,
alle 5:30 del mattino la gente comincia già ad andare
via.
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Tri fo uan dolah
La navigazione sul Tonle Sap procedeva lenta e
noiosa, non che si aspettassero dell’azione, ma durante
la stagione delle piogge il lago era al suo massimo di
espansione e praticamente sembrava di navigare in mare
aperto[10].
“Meglio!” pensò Greg “C’è meno rischio che qualcuno da
riva, tanto per non sbagliare, ci spedisca un paio di
pallottole di benvenuto.”
“Yuhuuuu!” ruppe il silenzio Annushka sfoggiando un
enorme ratto peloso infilzato in una fiocina “Finalmente
si pranza!”
All’interno delle forze speciali, la mira della
soldatessa era proverbiale almeno quanto la sua capacità
di cucinare e di ingurgitare qualsiasi cosa avesse un
minimo potere nutritivo. Girava addirittura la leggenda
che nell’ultima missione, dopo che il suo commilitone e
boy-friend era stato ferito mortalmente, per
sopravvivere lei si fosse mangiata un pezzo della sua
gamba.
Giunti all’estremità nord orientale del lago, la piccola
imbarcazione iniziò a risalire un piccolo affluente.
Nonostante Klaudija avesse portato il proprio livello
DEFCON (Defense Readiness Condition) ad uno stato di
massima allerta, il dolce ondeggiare del placido lago le
aveva conciliato il sonno, pennichella che però fu
brutalmente interrotta da una voce giovane e lamentosa:
“Tri fo uan dolah[11]?”
Il tenente della marina saltò in piedi come una molla e
puntò il fucile d’assalto H&K in direzione della vocina:
una bambina galleggiava in una tinozza di plastica,
tenendosi aggrappata al bordo della barca, nelle manine
aveva tre flauti di bambù e li protendeva verso la canna
del fucile.
“Dannazione!” tirò un sospiro di sollievo “C’è mancato
poco che marcassi un colpito e affondato.”
Lungo le rive del piccolo affluente, il villaggio di
Chong Kenas era costituito da case miracolosamente
galleggianti, residenza di un’antica comunità di
pescatori[12]; in un
battito di ciglia, Tom e i quattro soldati vennero
circondati da una flotta di tinozze il cui numero poteva
far invidia alla US Navy, tutte strapiene di bambini
curiosi.
“Adesso, secondo me, dovresti scarrellare ed iniziare a
sparare!” scoppiò in una fragorosa risata Barney.

Man mano che la barca si spostava all’interno della
foresta, il buon umore della compagnia cedeva
progressivamente il passo alla tensione.
“Arrivati, si scende a terra!” ordinò Greg non appena
l’imbarcazione toccò riva.
“Temevo l’avresti detto prima o poi.” sospirò Klaudija “Ci sono altre buone notizie?”
“Sì, questa è la zona al mondo con la più alta densità
di mine antiuomo[13], di
conseguenza Barney e il suo carico di C4 ci seguiranno
in coda.”
“Cazzo! Sapevo che finiva così, a voi il divertimento e
a me le retrovie.“ rispose il sergente amareggiato.
“Allora soldati, vi voglio in fila indiana ed in assetto
da battaglia entro 5 minuti! Ci muoveremo velocemente
seguendo Tom ed ogni 60 secondi ci fermeremo per
ascoltare i rumori attorno a noi, dunque fate assoluto
silenzio e tenete la bocca aperta per acuire il senso
dell’udito. Un’ultima cosa: tentate di mettere i piedi
esattamente dove li ha messi chi vi precede.”
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[10] Per questo motivo
d’estate è meglio usare un veloce autobus per
trasferirsi da Phom Penh a Siem Reap, la via fluviale in
piena è interessante solo nel primo breve tratto, ma poi
offre ben pochi spunti all’osservazione paesaggistica.
[11] Preparatevi a sentire
questa ipnotica cantilena all’infinito, gli insistenti
bambini tenteranno di vendervi in continuazione i loro
prodotti “Tre per un dollaro”.
[12] Vale la pena prendere
un po’ di riposo dai templi di Angkor per dedicarsi ad
una veloce visita a questa comunità; anche in questo
caso, durante la stagione secca le case galleggianti
occupano l’interno del lago, mentre d’estate si spostano
lungo i più tranquilli affluenti.
[13] Cosa assolutamente
vera, persino nella zona dei templi di Angkor è
sconsigliato uscire dai percorsi tracciati.
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Le rovine
La faticosa marcia nella giungla durò 2 giorni e
mezzo[14], dalla fitta
vegetazione ogni tanto spuntavano le rovine di qualche
tempio Khmer, il che dava alla squadra un riparo[15]
durante i frequenti acquazzoni notturni.

All’imbrunire del terzo giorno Tom disse “Questo è il
Ta Prohm, è l’ultimo tempio che incontreremo prima
di arrivare alle coordinate forniteci dal vostro
servizio di intelligence.”
“OK soldati” incominciò ad impartire ordini Greg “qui
poseremo il culo per questa notte. Tu Annushka va in
perlustrazione e cercati un posto dove puoi tenere sotto
tiro l’accampamento dei Khmer rossi, tu Barney trova un
posto riparato all’interno dove possiamo passare la
notte ...e se ci riesci vedi di non far saltare tutto in
aria.”
Ci vollero 45 minuti ad Annushka per trovare il posto
adatto all’appostamento, si trattava di un antico muro
sopra il quale cresceva un grosso arbusto con le radici
piantate nei mattoni[16].
Prima di salirvi sopra nascose accuratamente lo zaino a
terra, non c’è niente di peggio che farsi beccare da una
squadra di ricognizione mentre si è appesi al ramo di un
albero: da quella posizione si può solo fare ciao con la
manina ed aspettare che gli altri vincano un peluche
facendo il tiro a segno.
Annushka si assicurò di avere una scorta di acqua per le
successive 24 ore, di avere un contenitore dove
raccogliere la propria urina e di avere un quantitativo
sufficiente di Imodium per bloccare qualsiasi istinto a
defecare. Quello del cecchino è essenzialmente un lavoro
di attesa, consiste in ore, se non giorni, di
appostamento, senza nessuna distrazione, l’occasione di
sparare potrebbe presentarsi una sola volta e non è il
caso che accada mentre si hanno i pantaloni calati.
Raggiunta la posizione sopraelevata, iniziò a scrutare
la radura con il binocolo a infrarossi: “Capitano qui
Boyscout, l’accampamento dei fazzoletti rossi si trova a
300 metri a nord dalla mia posizione, per il momento
nessuna attività, sembra dormano tutti. Passo.”
“OK, rimani in posizione, tieni gli occhi aperti e fammi
rapporto ogni ora;” rispose Greg “domani all’alba sotto
la tua copertura entreremo in azione. Chiudo.”
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Barney, utilizzando la potente iodolux in dotazione,
si mosse con circospezione all’interno del tempio, fino
a che non scovò una sala sufficientemente grande per
offrire riparo a tutta la squadra. Fradicio di sudore si
sedette su una pietra ed appoggiò l’ingombrante Heckler
& Koch MG4 alla parete, non accorgendosi che in questa
maniera aveva inavvertitamente azionato un meccanismo
seminascosto. Se quello fosse stato un episodio della
saga di Indiana Jones, sarebbe anche stato divertente
vedere la pesante parete che aveva iniziato a chiudere
l’unico accesso, ma a Barney l’idea di rimanere murato
vivo per i prossimi due millenni non suscitava nessuna
ilarità: afferrò la iodolux, il proprio cappello e si
lanciò sotto alla lastra che si stava velocemente
abbassando, riuscendo a passare per il rotto della
cuffia.
“Questa volta c’è mancato davvero poco!” sospirò ancora
supino a terra.
“Come non detto!” disse notando la canna di un AK47 che
stava puntata diritta in mezzo ai suoi occhi.
Quando, spinto in malo modo, Barney raggiunse l’esterno,
vide Greg, Klaudija e Tom in ginocchio con le mani sopra
alla testa, mentre una squadra di ragazzini con foulard
rossi al collo li teneva sotto tiro.
“Cosa succede Capitano?” chiese, ma un doloroso fendente
alla schiena gli ricordò che quello era il momento di
ascoltare e non quello di parlare.
Il più anziano fra i Khmer, quello che probabilmente era
il capo, iniziò a pontificare: “Io posso anche capire
voi, che siete i servi della decadente cultura
occidentale, la mano armata dei padroni colonialisti, ma
tu fratello che scusa hai?” rivolgendosi a Tom “Tu
compagno perché ti sei asservito agli oppressori
tradendo i tuoi fratelli della Repubblica di Kampuchea?”
“Maledetti assassini, grazie a voi sono l’unico rimasto
della mia famiglia, non avrò pace fino a che non
pagherete per i vostri misfatti!” urlò Tom con gli occhi
fuori dalle orbite per la rabbia.
A quelle parole tre chiassosi ragazzini afferrarono Tom
tirandogli la testa indietro mentre un adulto, che
brandiva la grossa fronda di una palma, gli si piazzò
davanti; dopo avergli enunciato sbrigativamente i capi
di imputazione, sgozzò Tom con un colpo secco della
fronda seghettata[17].
Sentendo le urla disumane di Tom, Annushka dalla sua
posizione sopraelevata volse il binocolo in direzione
delle rovine; purtroppo mentre l’appostamento era
perfetto per osservare il campo Khmer, non lo era invece
per vedere cosa succedeva nelle retrovie: non serviva
comunque una laurea per capire che la missione stava
andando a puttane.
Imbracciò immediatamente il fucile di precisione
volgendo la canna nella direzione da cui era arrivata;
sciaguratamente aveva una visuale assai ristretta,
riusciva praticamente a vedere solo il perimetro
dell’area, ma era sufficiente per scorgere Greg in
ginocchio che parlava con qualcuno al di fuori
dell’inquadratura.
“Avete fatto tutta questa strada per un piccolo congegno
elettronico che tra l’altro neanche abbiamo” rise il
vecchio asiatico, digrignando i pochi denti marci
“l’aereo che doveva consegnarcelo è precipitato in
Malesia, inabissando il vostro prezioso giocattolo.
Volevo che sapeste quanto inutili sono stati gli ultimi
momenti della vostra vita!”
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Annushka inserì il proiettile in canna e premette il
grilletto fino a raggiungere il primo scatto; a quel
punto l’unica cosa che le rimaneva da fare era aspettare
di inquadrare il bersaglio. Purtroppo la persona che
stava di fronte a Greg non era visibile, si capiva solo
che stava gesticolando animatamente, poiché si vedevano
le sue mani entrare saltuariamente alla sinistra del
reticolo del mirino.
L’attesa le fu utile per reimpostare tutte le correzioni
alla mira che aveva settato precedentemente, l’aumento
di distanza dal bersaglio imponeva nuove verifiche: il
proiettile procede per inerzia e la velocità alla bocca
di fuoco tende progressivamente a diminuire, provocando
sulla lunga distanza una deriva non solamente verticale
ma, per gli effetti giroscopici, anche orizzontale.
Quando ogni speranza sembrava persa e la squadra
spacciata, il vecchio si piegò in avanti per urlare
qualcosa in faccia a Greg; il cecchino svuotò i polmoni
per metà, trattenne il fiato per dare il tempo al fisico
di rilassarsi, ma senza esagerare, per evitare che
l’apnea provocasse delle contrazioni involontarie alle
dita e... premette il grilletto.
Il proiettile arrivò molto prima del suono
dell’esplosione provocata dalla percussione, quello che
i soldati videro al campo fu la testa del vecchio che
esplodeva nel silenzio, apparentemente senza alcuna
ragione, seguita poi dal classico BANG.
Greg e gli altri non aspettavano altro, sfruttando lo
smarrimento iniziale del nemico, iniziarono a correre,
Barney fece appena in tempo a raccogliere la iodulux per
farsi luce nella buia notte della giungla e raggiunse di
corsa i compagni. Anche Annushka si ricompattò al gruppo
e iniziarono tutti assieme una rapida ritirata sotto il
fuoco dei cambogiani: quando si fugge la tattica
migliore non è quella di percorre la strada rettilinea
più breve tra il punto di partenza e quello di arrivo,
bisogna invece mettere fra se e gli inseguitori quante
più curve possibili, effettuando continui cambi di
direzione.
“Al diavolo le mine, peggio di così non può andare!”
pensò Greg ponderando il fatto che zigzagare in
quell’enorme campo minato non era proprio il sogno della
sua vita.
Dopo due ore Greg interrupe la ritirata, gli inseguitori
grazie alla loro iniziale disorganizzazione avevano
abbandonato la caccia dopo 15 minuti. Esausto si
appoggiò ad un albero e si mise in bocca un bel Ramon
Allones Specially Selected[18].
“Ti sembra questo il momento di fumarti un sigaro?”
esclamò Klaudija “Quei bastardi hanno fatto fuori Tom ed
in questo momento si staranno dando allegramente pacche
sulle spalle a vicenda per averla fatta franca ancora
una volta; e tu cosa fai... ti fumi un sigaro come
niente fosse?”
“Merda!” imprecò Barney “La iodolux è andata,
adesso siamo al buio in mezzo alla foresta!”
“State calmi” iniziò a parlare sornione Greg “Ognuno di
noi ha i suoi problemi, tu Klaudija gridi vendetta, tu Barney
sei al buio ed io ho bisogno di fuoco per accendere
il sigaro...” infilò la mano in tasca ed estrasse un
oggetto che sembrava una radiolina a transistor “...ho
io la soluzione per tutti.”
Quando Barney realizzò cos’era l’oggetto che Greg aveva
in mano e che lo zaino con l'esplosivo era rimasto
all’interno del Ta Prohm, fece appena in tempo a
dire: “Non farlo! Siamo ancora troppo vicin...”
La terra tremò ed una spaventosa semisfera di fuoco
iniziò ad espandersi alla velocità di 500 metri al
secondo dal profondo della giungla.
La conclusione della storia in
Malesia, il
finale.
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N.d.r.: è possibile scaricare il file
GregGPS.kml e poi caricarlo su
Google
Earth, per vedere tutte le rovine visitate da Greg, così
come sono state registrate dal suo GPS portatile.
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[14] Questo è esattamente
il tempo che abbiamo dedicato alla visita dei
meravigliosi templi di Angkor, il primo giorno abbiamo
visitato Angkor Wat, il secondo giorno abbiamo percorso
il classico piccolo circuito (Ta Prohm,
Ta Keo, Bayon, ecc...), mentre l’ultimo
giorno abbiamo visitato il grande circuito con le
sue rovine più lontane (Banteay Srei, Preah
Khan, ecc...).
[15] Il nostro riparo per
i 3 giorni a Sieam Reap è stata la graziosa Mekong
Angkor Palace Guesthouse (www.mekongangkorpalaces.com).
[16] Il Ta Prohm è
il tempio più scenografico della zona di Angkor, sembra
di entrare nel set di un film d’avventura: si presenta
ben conservato ed in perenne battaglia con gli alberi,
che afferrano con le loro centenarie radici le sue
possenti mura. Ovviamente nei dintorni del tempio non
c’è nessun accampamento dei Khmer rossi, soprattutto
considerando il fatto che ogni giorno è visitato da
migliaia di turisti, ma come narratore mi sono concesso
alcune licenze.
[17] Questo era realmente
uno degli atroci metodi di esecuzione addottati dai
Khmer rossi per risparmiare le munizioni. Ovviamente
Tom, la nostra guida, non è morto ma oggi guida felice
il suo tuc tuc per le strade di Siem Reap, accompagnando
i turisti di giorno alle rovine di Angkor e di sera in
giro per i bordelli.
[18] Il mio sigaro
preferito.
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Contribuisci anche tu a far
crescere il sito Tre Mari.
Inviami
del materiale da pubblicare. |
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