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Italia: Lago Smeraldo, Fondo (TN)
testo di Marco Daniele Pellizzari
foto di Sergio Pellizzari
Febbraio 2006

Cosa c’è di più bello ed emozionante di un’immersione? Ma un’immersione sotto il ghiaccio naturalmente! <<Si, Ok. Bravo, vai e divertiti>> avranno detto, o pensato, i più. Bene io sono andato e, soprattutto, mi sono divertito!

Ore 6.00 (si proprio 6.00) appuntamento davanti alla sede della Tre Mari e partenza per il ghiacciatissimo lago Smeraldo, Fondo (TN). Arrivo un paio di paio di ore più tardi. Il tempo è sereno, ma l’aria è piuttosto fredda (-4°C). Il posto, situato a circa 1000 m s.l.m., è molto bello. Il lago infatti si trova sul fondo di una stretta valle; ghiacciato e ricoperto di neve è uno spettacolo davvero affascinante.
Ci rechiamo subito al luogo adibito alle iscrizioni dove conosciamo gli organizzatori della manifestazione (www.aqua2osubclub.it) e ci riprendiamo dal freddo con una bella cioccolata. Ristorati e riscaldati, tutti con il morale alle stelle ci riuniamo con gli organizzatori per un briefing iniziale durante il quale ci spiegano lo svolgimento dell’immersione.
Nel lago ghiacciato sono stati praticati 3 fori (più un quarto riservato agli apneisti) disposti a triangolo. Tra i fori è stata fatta passare una sagola (ovviamente sotto il ghiaccio) fissata con tre chiodi in corrispondenza dei fori. L’immersione si svolge in modo molto semplice: alla sagola guida viene attaccato un moschettone con un’ulteriore sagola a cui poi saranno attaccati i subacquei in coppia. Questo metodo presenta diversi vantaggi: ai subacquei è permessa una libertà di movimento senza l’inconveniente della lunghezza ridotta della sagola che deve essere fornita dall’esterno, inoltre non è possibile che la coppia si separi o che la coppia si perda. Una cosa che però può lasciare perplessi è la sicurezza. In realtà il problema si risolve in maniera molto semplice: la presenza di tre chiodi, posti in corrispondenza di ciascun foro, impedisce al subacqueo di fare tutto il percorso senza avere contatti con l’esterno, infatti ogni 30 m(ca) è necessario risalire di quota per porgere ad un addetto fuori dall’acqua il moschettone per permettere il passaggio del chiodo. Inoltre a differenza di altre manifestazioni qui non scende una coppia alla volta, ma essendoci un percorso è possibile far scendere una coppia ogni 3-4 minuti assicurando così la presenza di più subacquei contemporaneamente e quindi la sicurezza reciproca. Inoltre fuori dall’acqua è presente anche un subacqueo già pronto per i recupero se si verificasse qualche imprevisto.

Terminato il briefing arriva il momento più topico, la vestizione. Ben 7 dei 10 subacquei della spedizione (me compreso) avevano deciso di godere a pieno dell’esperienza scendendo con la muta umida. C’è da dire che l’organizzazione aveva provveduto ad adibire un piccolo locale riscaldato al cambio ma non immaginava che sarebbe stato usato da così tanti partecipanti contemporaneamente, perciò il locale si è rivelato un po’ troppo piccolo, inoltre era abbastanza lontano dal parcheggio, ma per fortuna era stato scavato un vialetto nello spesso strato nevoso.
L’ingresso in acqua si svolge abbastanza rapidamente, comunque per ingannare l’attesa è stato organizzato un piccolo punto di ristoro vicino al foro d’ingresso con dell’ottimo thè bollente, cioccolata, salumi e formaggi tipici.

Bene finalmente è il nostro turno, devo ammettere che la preoccupazione è forte, soprattutto quando ti vedi davanti il foro con i pezzi di ghiaccio che galleggiano placidamente e ti domandi se ne sei veramente convinto…

Tutti i dubbi però spariscono prima ancora di metter la testa sott’acqua: basta arrivare con gli occhi a livello dello strato del ghiaccio per cominciare a divertirsi.

L’immersione non è profonda (io sono arrivato a 3 m) perché il bello di questo tipo di immersione è osservare lo strato di ghiaccio, guardare gli effetti provocati dalle bolle, i giochi di luce, divertirsi guardando le piccole piante bloccate all’interno del ghiaccio che in alcuni punti è perfettamente trasparente in altri un po’ meno. E’ difficile descrivere ciò che si vede e si prova. Vi assicuro però che è molto divertente, inoltre sott’acqua il freddo si sente molto meno che fuori e questo da anche una sensazione di benessere (alla faccia di chi usa la stagna e queste cose non le prova). Purtroppo la mia immersione si è conclusa al secondo foro, dopo solo 6 minuti, per problemi al secondo stadio degli erogatori, ma c’è stato qualcuno più fortunato che è riuscito a fare un’immersione di anche 20-25 minuti (vero Igor).
Se a questo si aggiunge che con l’iscrizione è compreso un numero illimitato di immersioni si può ben capire che al lago Smeraldo è possibile soddisfare tutte le voglie di immersione sotto il ghiaccio.

Concludo inoltre invitando tutti gli interessati l’anno prossimo stessa data (su per giù) e ringraziando Igor per aver organizzato la gita e mio padre (autore di queste foto) che non ha esitato a farmi perdere un giorno di scuola per portarmi con se!

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