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Italia: Crociera a Lavezzi sulla Baleniera Thor
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Vista dal vero, molto più che in foto, non somiglia per
niente ad una moderna nave da crociera: ha un aspetto un po’ vecchiotto,
sicuramente marino, anche affidabile, accattivante se vogliamo, ma dalla
forma della prua alta, dall’albero e dai paranchi di carico, dalla forma
della poppa e da tanti altri particolari la si identifica per quello che
era: una nave da lavoro.Sistemandosi a bordo però, si rivela ben vivibile e comoda al punto giusto: ti ricorda cioè sempre che non sei su di un albergo a cinque stelle galleggiante ma su di una nave: una baleniera appunto. A proposito, dal momento che è lunga solo 25 metri circa, ho sentito più d’uno chiedere: “Ma dove le mettevano le balene?”. Risposta: “Una volta arpionate le trainavano per la coda alle navi officina dove venivano lavorate”. Già, arpionate: in un certo senso, portando in giro persone appassionate al mare ed alla sua fauna che hanno tutto l’interesse a conservare intatti, si potrebbe dire che la Thor faccia ammenda del suo poco simpatico passato di sterminatrice di cetacei. |
Cioè qualche impressione strettamente soggettiva, più che una descrizione delle immersioni...

Venerdì mattina, sulla secca delle cernie all’isola di Lavezzi, prima immersione e prime difficoltà: una corrente abbastanza decisa cerca di portarci in giro: problemi in discesa e in risalita, non ci si può nemmeno attaccare alla catena dell’ancora perché c’è onda, tutti sono ansiosi di saltare in acqua, conseguente confusione, e ne viene fuori un’ immersione, per quelli che riescono a farla, che lascia una sensazione di incompletezza.
Il pomeriggio ci spostiamo al ridosso dell’isola, seconda immersione più organizzata, più tranquilla ma, specie ricordando quello che si era visto (o intravisto) al mattino; un po’ deludente: visibilità buona ma non eccezionale, fondale di grandi massi di granito, niente corrente, niente di particolare da ricordare e, quanto a pesce, nemmeno una coda (o quasi).
Più tardi, sempre nel pomeriggio, sbarchiamo per visitare
l’isola di La vezzi: inutile descriverla, c’è solo da dire che, dal vero,
supera ampiamente le aspettative.
E’ una bella serata e alcuni decidono di effettuare una immersione, per
vedere se di notte le cose migliorino. Dalle loro facce all’emersione si
direbbe proprio di sì, pare che col buio il posto si animi. Cosa che è
piaciuta di più: un branco di calamari per nulla intimoriti che li ha
avvicinati.
La mattina dopo, grazie al un miglioramento del mare, chiudiamo i conti con la secca delle cernie: poca onda, corrente praticamente nulla, ottima visibilità, temperatura dell’acqua sul fondo 22° circa e le cernie (grosse!) che sembrano pagate dalla locale APT (o equivalente Corso): adesso ci siamo!
Dopo una traversata notturna senza storia, la domenica
mattina siamo all’ isola del Giglio, davanti a Campese. La pioggia a
tratti, il vento ed un po’ d’onda mettono dapprima in forse l’immersione;
alla fine si decide per la “Secca delle secche”.
Acqua limpida quasi a livello della Corsica, già dai –15 m pareti
coloratissime, e la fauna usuale, murene, scorfani castagnole e compagnia
bella: c’è chi dice di aver visto una discreta cernia e chi un barracuda.
Una immersione tranquilla e piacevole, anche a quote che permettono
permanenze sui 50 minuti, che chiude bene la vacanza.
Cioè: come si trascorre il tempo tra i preparativi per le
immersioni?Mangiando, tanto per cominciare: anche di fronte a gente di buon appetito e di non proprio facile contentatura, la cucina della nave è stata all’altezza della situazione, come qualità e quantità. Una sola osservazione (costruttiva): sulla Thor non temevamo attacchi di vampiri (che notoriamente odiano l’aglio). Dormendo, importantissimo: chi dorme male è di solito di cattivo umore, ma non ho visto girare facce scure. Una cosa simpatica: tutti dormivano con la porta della cabina aperta, come se non si sentisse il bisogno di “chiudere porte”, anche se magari nella cabina vicino qualcuno russava (ma appena appena). Cantando: c’è stata la straordinaria notte passata all’ancora dietro l’isola di Lavezzi: una “band” di recente formazione, ma di cui, c’è da giurarci, sentiremo purtroppo ancora parlare, si è esibita in un recital memorabile, un “rasta” che somigliava in modo preoccupante al capitano non è stato da meno, il pubblico ha fatto la sua partecipando con entusiasmo. Meno male che non avevamo vicini. Navigando: è stata notturna all’andata, con una stellata incredibile, al ritorno siamo partiti al pomeriggio. il tempo era nuvoloso e a prua c’era chi giocava al “Titanic”. |

Concludendo un’ultima considerazione: “Pressare” 30 persone per tre giorni in uno spazio ristretto, anche se confortevole, può dare adito a problemi: un grazie a tutti i partecipanti quindi per non averne creati ed uno speciale all’equipaggio della Thor per la disponibilità, gentilezza e disponibilità dimostrate: è molto merito loro se alla fine della crociera c’era solo il dispiacere per la conclusione di una bellissima esperienza.
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