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Malesia: penisola, Borneo e Sipadan
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Da quando anni fa ho iniziato a
praticare le attività subacquee, nel mio atlante geografico ha
cominciato timidamente a farsi notare, sconosciuta ai più, la
minuscola isola di Sipadan. L’isoletta situata all’estremo margine
orientale del Sabah (che a sua volta si trova al margine orientale
del Borneo malese), se non siete subacquei probabilmente non
l’avrete mai sentita nominare, ma se bazzicate i fondali la
conoscerete di certo, tra i sub è a tutti gli effetti ritenuta una
delle più belle mete sottomarine al mondo.Come la maggior parte dei viaggi che ho fatto, anche questo è maturato lentamente negli anni, leggendo libri, raccogliendo ritagli di giornale, ascoltando racconti di viaggio, ecc... Con il tempo il raggio del mio interesse si è allargato e, a poco a poco, dall’isola di Sipadan è approdato nella regione del Sabah nel Borneo, per poi estendersi fino al Saravak ed infine, perché no, anche alla parte peninsulare della Malesia: effettivamente andare fino ai lontani confini del sud-est asiatico per visitare solo un’isoletta, per quanto bella sia, sarebbe stato un delitto. Eccovi dunque le mie impressioni sul lungo viaggio che ho intrapreso assieme a Claudia nella Malesia peninsulare, Borneo malese ed infine Sipadan. |
La Malesia è la tipica
destinazione che adoro, mi permette in un colpo solo infatti di soddisfare
tutte le aspettative che richiedo ad una vacanza perfetta: oltre alle
immersioni il mio viaggio deve darmi la possibilità di fare trekking
naturalistico; poi deve appagare quella che Claudia chiama la nostra terza
compagna di viaggio, ovvero la mia macchina fotografica; a tutto questo però
bisogna aggiungere che non sono un eremita, amo conoscere la gente e nuove
culture, visitando luoghi di interesse storico e gustando le più fantasiose
cucine; ultima cosa ma non meno importante, deve esserci avventura, perché
senza il pepe delle incognite, degli imprevisti e dei cambi di programma mi
sembrerebbe di guardare passivamente un documentario in TV.
Qual è l’unico svantaggio di avere a disposizione una meta che vi permette
tutte queste attività? Lo conosce bene la mia schiena, tra attrezzatura
fotografica, subacquea e da trekking, il mio zaino pesava 35 Kg! Claudia
che ha meno esigenze fotografiche di me, comunque aveva 22 Kg sulle spalle. Sono sicuro che ancora oggi ci sono vertebre
lombari di tassisti malesi, che portano il segno del nostro passaggio.
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La sregolata capitale è destinata a piacervi, il senso di spaesamento
iniziale assumerà una connotazione positiva rendendo ancora più attraenti le
differenze culturali che incontrerete sul vostro cammino. Con il veloce ed
efficiente servizio di treni sopraelevati, potrete visitarla in tutta
comodità, gustandovi contemporaneamente una veduta panoramica dall’alto. A
proposito dei treni, vi anticipo una cosa che a me sulle prime ha lasciato
meravigliosamente di sasso: la linea Putra non ha conducente, cioè i treni
vengono guidati da un computer! Dopo due secondi di stupore ci si domanda
immediatamente: e se qualcuno si avvicina troppo al bordo del marciapiede? E
se cade sui binari? O se rimane impigliato in una porta? Il computer grazie
ad una sofisticata rete di sensori è in grado di gestire tutte queste
situazioni... speriamo non ci sia installato Windows 95. |
Sostanzialmente i quartieri interessanti della città sono due e possono essere visitati tranquillamente in un paio di giornate: il Golden Triangle (Triangolo d’Oro) e China Town. Il primo è famoso per la sua architettura moderna, comprese le famose Petronas Towers (vedi la prima foto) ed è molto frequentato per quello che i malesi chiamano lo sport nazionale, ovvero lo shopping; China Town invece è la parte più rustica della città, i templi cinesi, indiani e mussulmani convivono con l’architettura moderna, i baracchini gastronomici vi permettono di gustare prelibatezze esotiche (di cui alle volte è meglio non conoscere gli ingredienti) e nei colorati mercati all’aperto potrete comprare un Rolex per mezzo euro o l’ultimo film del vostro regista preferito ancora prima che il suddetto regista decida di girarlo.
Un capitolo a parte
meriterebbe invece il trattamento della condizione del pedone, una specie in
via di estinzione che a Kuala Lumpur sopravvive per miracolo. Innanzitutto
si potrebbe affrontare l’argomento “Il marciapiede questo sconosciuto”,
infatti, tranne in rarissime situazioni, il marciapiede è un’entità
assolutamente ignota e se c’è, è comunque invaso da bancarelle e baracchini
alimentari. Il secondo paragrafo potrebbe tentare di rispondere
all’intrigante domanda “A cosa serve il semaforo per i pedoni?”: il semaforo
infatti viene installato negli incroci ad unico uso e beneficio degli
autoveicoli, gli attraversamenti pedonali ne sono sprovvisti. Voi direte,
“Basta passare quando le macchine sono ferme”... a parte il fatto che le
macchine non sono mai ferme, voglio proprio vedere come si fa a capire che è
il vostro turno di attraversare, in un incrocio dove convergono magari 6
strade a 4 corsie! Il terzo paragrafo lo intitolerei “Centrare i pedoni aumenta i punti sulla patente”. Non c’è altra spiegazione, deve essere così, anche in Malesia hanno la patente a punti solo che da loro i punti vengono ripristinati investendo i passanti. Ho sperimentato di persona che quando attraversi la strada le macchine accelerano, ho visto automobili cambiare di corsia per riuscire a farti il pelo. Voi direte “Usa le strisce pedonali”... le stri-cosa? Concluderei infine il trattato con l’appendice “Non sei Inglese? Accendi un cero!”. A tutti i disagi sopraccitati aggiungete cioè il fatto che in Malesia guidano a sinistra, dunque le vostre probabilità di sopravvivenza si abbassano ulteriormente; quando attraverserete le strade vi verrà da guardare istintivamente dalla parte sbagliata con la conseguenza che nel momento che appoggerete il primo piede sulla strada, sentirete il classico suono prolungato di un clacson in avvicinamento, mentre verrete contemporaneamente sfiorati da una o più vetture. A poco servirà fermarsi a ragionare prima di attraversare, per capire se l’incasinatissimo svicolo verrà da lì a poco percorso da destra o da sinistra, sbaglierete di sicuro! Comunque non preoccupatevi, dopo un mese di soggiorno in Malesia alla fine ho imparato da che parte dovevo guardare prima di attraversare, infatti appena arrivato in Italia uscendo dall’aeroporto, mi ha quasi steso un tassista. |
Il Taman Negara
è il parco nazionale più importante della Malesia, la foresta pluviale che
vi è racchiusa è ritenuta la più antica al mondo, si sospetta infatti che
non sia stata toccata nemmeno dalle ere glaciali. In termini di animali non
è certo il miglior posto della Malesia dove fare avvistamenti, nonostante
ciò il parco secondo me va visitato, soprattutto se nel vostro programma di
viaggio non è incluso il Borneo: avrete l’occasione di vedere specie
vegetali fra le più svariate e antiche, se andrete a fare qualche
passeggiata di notte nella giungla la vostra torcia inquadrerà sicuramente
serpenti colorati, veloci scorpioni e ragni che avevo visto solo nei film horror.
Male che vada durante il vostro soggiorno conoscerete le simpaticissime
sanguisughe che daranno il caloroso benvenuto ai vostri polpacci. Purtroppo
però se come me avrete la “sfortuna” di andare in vacanza con una ragazza
dotata di carni rubiconde e succose, le sanguisughe non vi degneranno di un
solo sguardo riservando a lei tutte le attenzioni.Ecco magari non girate per la giungla con pantaloncini corti e ciabatte infradito, ma seguite i consigli del veterano dei SAS Nick Stone: tenete due abiti, uno da usare durante il giorno, che si bagnerà e infangherà dopo i primi 5 minuti nella giungla e l'altro che indosserete la notte e che avrete avuto la cura di mantenere asciutto ad ogni costo; la mattina seguente indosserete nuovamente quello bagnato. Non cedete alla tentazione di usare quello asciutto, altrimenti dopo 5 minuti vi ritroverete con 2 vestiti bagnati. Se avete tempo vi consiglio di passare una notte in un bumbun, la fatica e lo spirito di adattamento che dovrete avere sono notevoli ma verranno adeguatamente ripagati. Praticamente i bumbun sono dei capanni molto spartani costruiti su palafitte in mezzo alla giungla e collocati in posizioni strategiche per individuare gli animali che all’imbrunire ed alla mattina presto vanno ad abbeverarsi. Sgambetterete un po’ per arrivarci (ricordate che più siete lontani dall’entrata del parco, più probabilità avrete di avvistare vita selvaggia), vi adatterete a dormire in un sacco a pelo sopra ai duri letti a castello in legno, non essendoci né vetri alle finestre né zanzariere vi farete la doccia di repellente per gli insetti ed infine vi dovrete preparare mentalmente alla compagnia di qualche Jerry (N.d.R. chiamarli così invece che “orrendi e schifosi ratti” potrebbe facilitarvi nell’accettarne la presenza). Vi garantisco però che ascoltare nella buia notte il concerto di suoni che proviene da ogni dove, è qualcosa di realmente magico e lo porterete nei vostri ricordi per sempre. Per organizzare un soggiorno nel Taman Negara vi consiglio di rivolgervi a Kuala Lumpur alla NKS Travel (www.taman-negara.com), che ha un ufficio nell’Hotel Mandarin Pacific a China Town. Sono veramente efficienti, penseranno loro al trasferimento, all’alloggio ed addirittura al viaggio per la vostra successiva destinazione (ad organizzare tutto da soli, perderete un sacco di tempo e probabilmente spenderete di più). Ad esempio, nonostante per raggiungere successivamente Kota Baharu ci offrissero un passaggio su una veloce corriera dotata di aria condizionata, gli abbiamo chiesto di procurarci i biglietti per il Jungle Train. Ci hanno guardato come dei poveri pazzi ma ce li hanno procurati a loro spese. |
Se non avete fretta fatelo anche voi, il Jungle Train è un capolavoro di
ingegneria, si tratta di una pittoresca linea ferroviaria che avanza
pigramente per centinaia di chilometri nel folto della giungla, tagliando in
diagonale quasi tutta la Malesia. Esistono due treni, uno notturno ed uno diurno.
Ovviamente quello diurno è quello che vi permette di gustarvi il panorama,
ha solamente il difetto che ferma in tutte le stazioni, e sono veramente
tante! Nemmeno il capotreno quando glielo ho chiesto mi ha saputo dire
quante fossero, non ne aveva mai tenuto il conto. Vi toccano circa 10 ore
di viaggio, ma lo rifarei nuovamente senza nessuna esitazione; a parte i
meravigliosi paesaggi che sfrecciano davanti al vostro finestrino, il treno
è un’esperienza sociale, viaggiatori di ogni tipo si avvicendano durante il
percorso, stanchi contadini di ritorno dal lavoro, eleganti donne col velo,
fedeli che si recano alla più vicina moschea e battaglioni di ragazzini che
escono da scuola. Potrete mangiare cucina tipica nel vagone ristorante, ma
soprattutto socializzerete anche se non ne avrete voglia, donne e uomini al
primo sguardo con cui li incrocerete si lanceranno con voi in conversazioni
sui più svariati argomenti. Parola mia, le 10 ore di viaggio sono volate! |
Un’altra escursione interessante, ma per avvistamenti naturalistici molto particolari, è la navigazione notturna del Sungai Selangor nei pressi di Kuala Selangor a tre ore di autobus da Kuala Lumpur. E’ un posto "incantato" che di notte viene invaso da milioni di lucciole; utilizzando le silenziose imbarcazioni del parco si può navigare lungo il fiume luccicante, sperimentando il clima natalizio anche ad Agosto. E’ un po’ fuori mano dalle rotte turistiche, non vale certamente la pena passarci più di una notte, ma se avete tempo potrete come noi alloggiare direttamente dentro il Firefly Park Resort (www.fireflypark.com).
Quello
che sicuramente più
affascina della Malesia è la convivenza pacifica degli opposti, da tutti i
punti di vista, architettonico, artistico, culturale, etnico e religioso.
Citando lo scrittore Andy McNabb “La Malesia è l’unico posto al mondo dove
Allah, Hare, Buddha e persino Gesu Cristo possono andare assieme fuori a
cena senza venire alle mani”.
Se nel vostro immaginario pensate alla Malesia come ad un chiuso e riservato
popolo mussulmano, siete completamente fuori strada. Innanzitutto
preparatevi a salutare in continuazione, soprattutto nei piccoli paesi vi
faranno un cenno o vi rivolgeranno un “hello” la maggior parte di quelli che
incrocerete. Se poi avrete l’accortezza di ricambiare il saluto in bahasa,
vi sarete fatti degli amici. A tal proposito mi ha sorpreso la facilità
della lingua malese, non ha le declinazioni tanto odiate nel tedesco e nel
latino, cioè una parola si pronuncia tale e quale in tutte le situazioni; non
ha nemmeno le coniugazioni, cioè non esistono i verbi al futuro o al
passato, sono tutti all’infinito, si capisce se uno sta parlando al passato
o al futuro dagli avverbi che usa (ad esempio se dico “Lo scorso luglio
andare in Malesia” sto ovviamente parlando al passato); per finire non
esistono neanche i plurali, per dire il plurale di un sostantivo si ripete
semplicemente due volte la parola (come se per dire cani dicessi canecane).
In uno dei tanti centri commerciali di Kuala Lumpur, compratevi un
dizionario tascabile e potrete incominciare a comprendere le insegne
stradali, gli avvisi pubblicitari e, perché no, divertirvi anche a
spiaccicare qualche cosa di più dei soliti monosillabi.
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Tornando alla socievolezza dei malesi, dal punto di vista fotografico siete
in un paradiso. Anche il più timido dei fotografi potrà tornare a casa con
centinaia di soggetti catturati dalla propria fotocamera. Recatevi nel più
sperduto villaggio su palafitte di pescatori e non appena estrarrete la
macchina fotografica verrete circondati da gente che vuole farsi ritrarre.
Se passerete con la macchina fotografica in mano accanto a qualcuno senza
fargli la foto, vi guarderà offeso come per dire “Non sono abbastanza bello
per le tue foto?”. Vi giuro, ho visto addirittura un peschereccio fare
marcia indietro con tutto l’equipaggio che salutava, per finire nella foto
del tramonto che stavo facendo. |
Da un punto di vista
socioculturale forse la meta più interessante è Kota Baharu: avrete
modo di visitare i coloratissimi e caratteristici mercati, recarvi al centro
culturale (magari utilizzando un risciò) e vedere le esibizioni di musica,
ballo, arti marziali e trottole (una strana combinazione in effetti). A
proposito di mercati Kota Baharu e Kuala Terengganu sono i posti
migliori per acquistare i batik, ovvero le preziose stoffe di seta colorate
a mano; le troverete anche in altre parti della Malesia, ma scordatevi la
scelta (ed i prezzi!) di cui disporrete in questa regione. La città è anche un’ottima base per esplorare i luoghi interessanti nei dintorni: l’esotica moschea galleggiante, le grandi statue del Buddha, i villaggi di pescatori, gli artigiani che costruiscono aquiloni, i teatri di marionette, ecc... |
Una curiosità! Accompagnati in un’escursione da due
nativi, siamo finiti in
un luogo che non era riportato sulle mie guide e di cui tra l’altro a
posteriori ho
trovato solo pochissimi cenni in Internet. La cosa mi sembra tutt'oggi molto
strana, infatti secondo me è un posto splendido. Si tratta di un raggruppamento di 5 templi buddisti di
influenza tailandese, di cui il più caratteristico è senz’altro il Wat
Mai Suwankhiri, conosciuto anche come “Tempio della Barca del Drago”: come dice il
nome è a forma di barca (vedi foto) ed è collocato all’interno di una piscina fatta su
misura. Nelle guide che possiedo si parla di molti templi tailandesi nel
distretto del Tumpat, ma questo incredibilmente non è citato. Mistero... |
Interessante è anche la città di Melaka, esattamente dalla parte opposta della Malesia rispetto a Kota Baharu, ha avuto notevole importanza nella storia del paese e, per la sua posizione strategica, se la sono contesa i Portoghesi, gli Inglesi e gli Olandesi (vi troverete anche un mulino). Nonostante sia decisamente più turistica rispetto agli stati del Kelantan e del Terengganu, l’architettura del quartiere cinese è incantevole, sia all’esterno che all’interno, infatti a Melaka è molto forte la tradizione artigianale legata alla produzione di mobili e sculture. Ogni sera viene eseguito uno show di luci e suoni che racconta la storia della città: se non capite l'Inglese lasciate stare oppure portatevi un cuscino per dormire, se invece lo masticate (l'Inglese intendo, non il cuscino) potrebbe essere divertente, infatti avrete l'occasione di ascoltare una versione propagandistica e "leggermente" distorta della storia coloniale della regione.
Dopo due settimane sul
continente eccoci in volo verso il selvaggio Borneo, prima tappa Kuching,
capitale del Sarawak. La cittadina è veramente piacevole, vi converge tutto
l’artigianato indigeno del Sarawak, oserei dire che è forse il posto dove
avrete la scelta più ampia per i vostri souvenir. Il problema è che bisogna
stare molto attenti a quello che si trova e a quanto lo si paga, infatti
accanto alle autentiche opere di antiquariato, troverete anche molto ciarpame
prodotto in serie.
E qui ho avuto il primo rimpianto, quel genere di cose che col senno di poi
avrei fatto diversamente. Sin dall’Italia, da quando leggevo i racconti di
Redmond O'Hanlon tra gli Iban del Borneo, mi sono ripromesso di comprarmi in
Malesia un parang, ovvero il machete rituale che i valorosi
cacciatori di teste utilizzano per avanzare nella giungla, scuoiare animali,
tagliare teste e affettare il formaggio. Bene ho fatto l’errore di aspettare
di arrivare in Borneo per comprarmelo e purtroppo oggi non è tra gli oggetti
ricordo della nostra vacanza. A Kuching troverete sì i parang, ma si
tratta di chincaglieria dotata di lame scadenti. A Melaka invece (averlo
saputo prima!) ho visto fabbri che battevano sugli incudini pezzi di ferro
incandescente e creavano a mano bellissimi parang, ma mi sono detto
“Se sono bellissimi questi, chissà che splendore saranno quelli nel Borneo!”.
Carpe diem.
A Kuching potrete
scatenarvi con la macchina fotografica.
Sorseggiando un succo di frutta seduti in uno dei tanti localini lungo il
fiume, vedrete passare i barcaioli che con le loro caratteristiche
imbarcazioni traghettano la gente del luogo da una sponda all’altra. Ma la
cosa bella della città è che si trova in una posizione unica per molte
escursioni nei vicini parchi nazionali, e qui non si scherza, gli
avvistamenti interessanti sono all’ordine del giorno.
Il Bako National
Park si raggiunge in un’ora di autobus più mezzora di barca ed è
secondo me il parco più bello tra i molti che abbiamo visitato.
Innanzitutto è lungo il mare, dunque potrete fare il bagno in una delle
tante spiagge incontaminate mentre le scimmie nasiche vi volteggeranno sopra
la testa, poi potrete dedicarvi al trekking nell’entroterra per avvistare
diverse specie di primati ed una considerevole varietà di piante carnivore. A tal
proposito devo annotare il nostro secondo rimpianto, ad aver saputo prima la
bellezza di questo parco, invece di tutti quei giorni nel Taman Negara,
sarebbe stato meglio passare più tempo qui. |
Il Gunung Gading National Park si raggiunge in un paio di ore di
autobus e sin dall'Italia c'era un bel punto interrogativo sul programma
accanto a questa meta: la mia flebile speranza era di avere la fortuna di
vedere in Borneo la
mitica rafflesia. Per la cronaca ce l'abbiamo fatta, ne abbiamo viste
addirittura 3.
Ah, non avete la minima idea di cosa stia parlando?
Cos’è la rafflesia? E’ semplicemente il fiore più grande del mondo (la foto
ne ritrae una che deve ancora sbocciare), può
raggiungere anche un diametro di 140 centimetri (fortuna che non è
carnivoro!), ma l’unico problema è che fiorisce solo 4 giorni all’anno e mai
nello stesso posto dell’anno precedente. Ovviamente le rafflesie non
fioriscono tutte assieme negli stessi 4 giorni, dunque assumendo una guida
del parco avrete buone probabilità che ce ne sia almeno una da vedere (è
meglio comunque fare una telefonata il giorno prima e chiedere informazioni,
per evitare di farsi tutto quel viaggio per niente).
Vi segnalo
a Kuching
l'hotel Telang Usan (www.telangusan.com),
un posto molto particolare, di proprietà e gestione della tribù dei Orang
Ulu. E' stato l'unico posto del Borneo dove sono riuscito a farmi servire
sottobanco il tuak, il vino di riso degli indigeni (nella mussulmana Malesia
gli alcolici sono vietati).
Spostandosi
all’estremità opposta del Borneo, troverete Sandakan, una lercia
cittadina piena di immigrati indonesiani clandestini, pirati, tagliagole e
prostitute e se posso permettermi questo è l’unico posto in tutta la Malesia
dove vi consiglio di non andare al risparmio con l’hotel (noi siamo stati
nel bellissimo Sabah Hotel
www.sabahhotel.com.my).
Prendete nota maschietti,
se la vostra ragazza dopo essere stata nel lussuoso centro benessere
dell’hotel insiste perché andiate anche voi a farvi un massaggio, ANDATE!
Non dico altro...
Nonostante tutto,
Sandakan è il posto migliore del Sabah dove organizzare escursioni, tra cui
la più famosa cioè il Sepilok Rehabilitation Center. Il parco è stato
creato per accogliere temporaneamente orangutan orfani o feriti e
riabilitarli per dare loro la possibilità di essere nuovamente autosufficienti nella giungla.
Due volte al giorno in punti fissi del parco viene depositato del cibo e ci
sono ottime probabilità di vedere molti orangutan e macachi farsi avanti:
attenzione che andare a Sepilok fuori dall’orario dei pasti, vuol dire quasi
sicuramente fare un viaggio per niente.
Da Sandakan potrete inoltre organizzare escursioni in barca lungo il
Sungai Kinabatang e se lo desiderate trascorrere la notte in un
accampamento nella giungla.
Finalmente in acquaSono passate tre settimane e non mi ricordo più per cosa siamo venuti in Malesia... per comprare un cellulare a poco prezzo? No, non mi serve ...per assaggiare il disgustoso durian? Fatto, la polpa del frutto ha l'aspetto di un cervello di scimmia, sa di ananas marcio e profuma come la colla vinilica... forse siamo venuti per farci un massaggio? Ah no, ora ricordo, per Sipadan! Le immersioni!
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Prendete qualsiasi libro che parla di barriere coralline e vedrete citato Barracuda Point a Sipadan. Quando andate in giro per il mondo, sono sicuro è capitato anche a voi, e vi immergete in un punto chiamato Manta Point o Shark Point, potete star sicuri che di mante o squali non ne vedrete neanche uno; sembra facciano apposta a dare al sito di immersione un nome che non ha niente a che vedere con cosa si avvisterà poi. In questo caso però, il nome Barracuda Point calza a pennello, dopo pochi minuti di immersione siamo stati circondati da centinaia di barracuda che volteggiavano attorno a noi creando in controluce spirali ipnotiche. L’avvistamento di grossi pelagici non è comunque la regola a Sipadan, l’isola infatti è famosa per il “muck diving”, che tradotto letteralmente vuol dire “immersioni per avvistare schifezze”. Lo so, suona molto meglio in Inglese, ma sostanzialmente le abilissime guide scendono in acqua con una bacchetta tipo direttore d’orchestra o con una lente di ingrandimento e vi aiutano ad individuare coloratissimi nudibranchi e microscopici crostacei. Non è il mio caso, ma penso sia il paradiso della macrofotografia subacquea.
Il drop off è la parete sul lato nord dell’isola, che sprofonda
verticalmente fino a 600 metri di profondità. Tuffarsi dalla barca e
lasciarsi cadere negli abissi (non fino a 600 metri ovviamente), data
l’eccezionale visibilità è un esperienza vertiginosa, da ottovolante.
Oltre agli esseri minuscoli, l’isola è famosa per le tartarughe giganti che
ne abitano i fondali, solo che dopo le prime due immersioni
non ci farete più caso, cioè quando ad ogni immersione minimo si avvistano
10 tartarughe, capirete anche voi che dopo un po’ non fanno più notizia.
Questa immersione
invece non la conoscevo, ma consiglio a tutti i non claustrofobici di
provarla. Sotto l’isola c’è un fitta rete di cunicoli, tra cui un
ampia caverna conosciuta come il cimitero delle tartarughe. Il nome è dovuto
al fatto che è piena di scheletri e gusci di tartarughe (il conteggio quando
ci siamo stati noi era arrivato a 86 scheletri); ancora non si è capito se le
tartarughe muoiono lì perché non riescono a trovare la via di uscita o è una
loro libera scelta, si sa però che tutte le volte che i sub hanno provato a
salvarne qualcuna portandola fuori, questa il giorno dopo rientrava. Hanno
trovato gusci marcati con contrassegni che indicavano origini
lontanissime, anche tartarughe che provenivano dalle
Hawaii. Oltre a questo
spettrale paesaggio, la grotta ci ha permesso di vedere cucciolate di squali
e gli incredibili pesci bioluminescenti, che erroneamente pensavo abitassero
solo gli abissi e che dunque non mi sarei mai aspettato di vedere un giorno.
L’immersione però non va sottovalutata, si conduce all’inizio con una
bombola aggiuntiva a tracolla, poi a metà percorso la si abbandona per
usarla come riserva al ritorno. Oltre ai claustrofobici ed agli ansiosi
sconsiglio l’immersione anche a chi normalmente ha problemi di compensazione,
infatti l’ingresso della grotta è a 20 metri, ma poi la penetrazione è tutta
in risalita, dunque dopo 70 minuti (l’immersione è lunga) dovrete
ridiscendere per uscire e se non riuscite a compensare, beh non c’è altra
strada, o vi spaccate i timpani o diventate l’87esimo scheletro.

Concludo con un arrivederci, solo che in bahasa si dice in due maniere diverse a seconda della situazione: in questo caso la maniera giusta è selamat jalan, che lo dice chi rimane (io purtroppo) a chi parte.
Se vuoi accedere alla galleria fotografica del viaggio, visita il mio sito.
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