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Messico: Nord e Baja California
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La Ruta Maya è la celeberrima vacanza messicana
gettonata nei viaggi di nozze culturali, prevede il
classico tour della penisola dello Yucatan e del Chiapas
alla scoperta delle antiche civiltà Maya e un soggiorno
marittimo sulle coste caraibiche. Coloro che
hanno un po’ più di tempo di solito estendono il
percorso visitando i siti archeologici Aztechi nei
pressi di Città del Messico e quelli Zapotechi della
regione dell’Oaxaca.Ho dei bellissimi ricordi dell’affascinante e misteriosa Ruta Maya, ma la Ruta (strada) di cui vi voglio parlare in questo reportage è un po’ meno conosciuta, per percorrerla, una volta atterrati a Città del Messico, bisogna dirigersi esattamente dalla parte opposta, verso il brullo nord, alla scoperta cioè della Ruta de la Independencia. Volendo distinguere in modo romanzesco le due vacanze, la Ruta Maya è il Messico delle antiche culture precolombiane, degli imponenti siti archeologici e dei cruenti riti sacrificali. La Ruta de la Independencia invece è il Messico delle città coloniali, degli eroi della rivoluzione, delle strade polverose e dei cactus a forma di totem, in poche parole il Messico di Zorro. Nel prosieguo vi accompagnerò nelle città che hanno visto nascere i moti rivoluzionari e indipendentisti del Messico, parteciperemo alle caotiche processioni religiose e alle affollate fiere di paese, viaggeremo sulla funambolica ferrovia all’interno della Barranca del Cobre e per finire ci concederemo un po’ di mare nella brulla Baja California... ma che stiamo aspettando, si parte! |
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Un mestiere pericoloso
Muovendoci verso ovest, a 300 chilometri da Città del
Messico incontriamo Morelia, la prima città
coloniale del nostro viaggio; arrivati allo zócalo è
difficile resistere alla tentazione di accomodarsi in uno dei
caratteristici bar sotto i portici, gustarsi una fresca birra messicana,
e nello stesso tempo ammirare (stando
attenti a non farsi venire il torcicollo) la maestosa cattedrale
barocca. |
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Morelia è anche il nostro primo incontro con la
tumultuosa storia messicana, la città originariamente si
chiamava Valladolid e fu ribattezzata Morelia in onore
di un suo illustre concittadino: José Maria Morelos fu
un prete rivoluzionario che nel 1811 assunse il comando
delle forze ribelli, dopo che lo scombinato esercito di
Hidalgo venne sconfitto e il suo comandante decapitato.
Morélos liberò molte città, arrivò a circondare Città
del Messico e a proclamare i suoi Sentimientos de la
Nación (tra i quali figurava anche l’indipendenza
dalla Spagna). Nel 1815 fu ovviamente catturato
dall’inquisizione spagnola e fucilato. Dico ovviamente,
perché come diventa progressivamente chiaro a chi
affronta la storia del Messico per la prima volta,
coloro che si dedicano al mestiere di
presidente/rivoluzionario hanno un’aspettativa di vita
molto ridotta, in Messico è molto più sicuro fare
l’ammaestratore di scorpioni. |
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La festa dei coloriSpostandoci di 200 Km a nordest raggiungiamo San Miguel de Allende, incantevole cittadina coloniale frequentata da artisti e da stranieri che attratti dal clima mite e dalla qualità della vita vengono a svernare. Caratteristica della città è la Parroquia de San Miguel Arcángel, la zuccherosa cattedrale barocca di colore rosa, che più che una chiesa sembra una torta di compleanno. E’ veramente piacevole passeggiare per questa tranquilla cittadina, i coloratissimi muri delle case fanno venire voglia di continuare a scattare foto e quando alla fine siete stanchi ci si può sempre recare... indovinate dove... allo zócalo per fumarsi un puro messicano godendosi la frescura del tramonto (non dimenticate che gli altipiani centrali del Messico hanno un altitudine media di 2000 metri).
Nel 1779, Ignacio Allende, figlio del missionario Miguel Allende da cui deriva il nome della città, fu un fervente assertore della necessità di ottenere l’indipendenza dalla Spagna. Assieme al sacerdote Manuel Hidalgo organizzò vari rocamboleschi tentativi di insurrezione. Il 16 Settembre 1810 Hidalgo radunò la popolazione e annunciò che era venuto il momento di fare le cose sul serio (questo evento è segnato nei libri di storia messicani come il famoso Grito de Dolores o Grito de Hidalgo). Dopo alcuni successi iniziali Hidalgo e Allende decisero di rispettare il classico copione rivoluzionario: furono catturati e giustiziati. Un posto carino e tranquillo dove alloggiare è
la Posada de las Moncas (www.posadalasmonjas.com),
un vecchio convento convertito in hotel. |
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Le macabre tradizioniAd una cinquantina di chilometri a
ovest si trova la cittadina di Guanajuato,
dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Oltre a
possedere tutti i connotati classici delle città
coloniali che abbiamo visitato fino ad ora (zócalo,
case colorate, mariachi, ecc...), ha la
peculiarità che le vie sono strettissime, alle volte
sporgendosi da un terrazzo si può toccare il muro della
casa di fronte. Uno dei posti più angusti è il
Callejon del Beso, talmente stretto che esiste una
leggenda... Doña Carmen era la bella figlia di un uomo
caparbio e violento, che aveva in programma per lei il
matrimonio con un vecchio nobile Spagnolo. Ma all'amor
non si comanda, Doña Carmen si innamorò di Don Luis, un
giovane di bell'aspetto. Il padre, che era contrario a
questa storia d'amore, rinchiuse Doña Carmen in casa e
minacciò di mandarla in convento.
Le miniere della regione hanno prodotto per 250 anni il 20% di tutto l’argento mondiale e quando nel 1810 la città si ribellò seguendo gli incitamenti di Hidalgo, gli Spagnoli la riconquistarono e per ricompensa attuarono la simpatica “Lotteria della Morte”, ovvero estrassero a caso i nomi dei cittadini che per rappresaglia furono torturati e impiccati. Anche se molti dissentiranno su
questo, secondo me la cosa più interessante è il
Museo de las Momias, perfettamente in linea con
l'idea macabra e allo stesso tempo ironica che i
Messicani hanno della morte. Nel 1865, riesumando alcuni
cadaveri del cimitero per far posto a nuove tombe, si
scoprì che i corpi erano in un ottimo stato di
conservazione, poiché si erano autonomamente
mummificati. Non si sa perché, si suppone che sia dovuto
all’alta concentrazione di carbone del sottosuolo che
contribuisce a disidratare velocemente le salme, ma
comunque da allora è iniziata una curiosa e lugubre
usanza: quando una famiglia non paga più le tasse di
sepoltura dei propri antenati, questi vengono riesumati
e messi in un museo. All’interno del monumentale
cimitero cittadino, un’ala è stata dedicata
all’esposizione delle mummie; lungo i tetri corridoi di
bare trasparenti illuminate con una flebile luce viola,
potrete mettere alla prova il vostro gusto noir, vedrete
corpi sepolti vivi con le mani ancora nella posizione di
un disperato tentativo di uscire dalla bara, madri
incinte con il feto mummificato ben visibile e simpatici
personaggi spelacchiati che vi guarderanno con il solo
occhio ancora non decomposto. Lo slogan che meglio si
adatta al museo è: “Vieni oggi a trovare le mummie del
museo, che poi stanotte loro verranno a trovare te...”. |
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La Feria de Zacatecas
La città è l’ennesimo gioiellino
architettonico del nostro viaggio, ma il vero motivo
perché siamo venuti qui è che tra il 5 e il 21 Settembre
si svolge una vivacissima fiera annuale, la Feria de
Zacatecas. Bisogna premettere che il 16 Settembre è
la festa nazionale Messicana, il Dia de la
Independencia, solo che a differenza di noi Italiani
che il 25 Aprile ci limitiamo a stare a casa come fosse
un giorno festivo qualsiasi, in Messico praticamente
tutto Settembre è una festa dietro l’altra, ogni
finestra ha la sua bandiera e tutte le strade sono
adornate di stendardi, gagliardetti e luminarie verdi,
bianche e rosse come fosse Natale. Un discreto posto dove alloggiare, ma soprattutto un eccezionale posto in prima fila da dove assistere alla processione è la Posada de la Moneda (www.hotelposadadelamoneda.com). Nel caso arrivati a questo punto
del nostro tragitto, pensiate con rammarico al Messico
del sud e ai suoi antichi siti archeologici, a 45 Km a
sud-ovest di Zacatecas potrete visitare La Quemada,
ovvero la vostra unica occasione in questo viaggio verso
nord per vedere un sito archeologico Azteco. Il sito è
raggiungibile con gli autobus urbani che vi lasceranno
lungo la statale, da lì per arrivare a destinazione dovrete
solamente fare una rinvigorente camminata di 2
chilometri sotto il sole cocente, circondati da un
ambiente desertico con tutti i cliché che si rispettino,
termitai e covoncini rotolanti nel silenzio. Dopo che
avrete visitato i templi e le piramidi, al ritorno vi
consiglio di alzare il dito pollice... sempre che passi
qualcuno. |
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Un mondo in bilico
Se il vostro budget ve lo permette, vi consiglio di concedervi il lusso di una notte nell’hotel Posada Barrancas Mirador (www.mexicoscoppercanyon.com/mirador). L’hotel a 4 stelle è stato costruito, o sarebbe meglio dire appeso, sulla parete a strapiombo, tutte le camere danno verso il canyon e offrono visuali sconsigliate a chi soffre di vertigini. Creel invece è già oltre la zona dei dirupi, però vi permette di fare comunque bellissime escursioni e, cosa più importante, di venire a contatto con i Tarahumara: gli avi degli oltre 50.000 indios che vivono nei numerosi canyon della Sierra Tarahumara, agevolati dalla conformazione del territorio, hanno avuto la fortuna di non incontrare mai i conquistadores spagnoli. Possiedono ancora oggi l’incredibile abilità di correre velocissimi sulle lunghe distanze, pensate che la loro tecnica di caccia del cervo consiste nel rincorrerlo fino a che non si stanca... con questo ho detto tutto. E’ facilissimo incontrarli e, dati i loro vistosi costumi, è anche facilissimo riconoscerli; alcuni di loro vivono ancora nelle grotte e non sorprendetevi se durante le vostre passeggiate vi capiterà di vedere qualche coppietta che tuba amabilmente, in posti in cui voi non osereste nemmeno se assicurati da un’imbracatura e con un paracadute sulla schiena. |
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I grandi incontri
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A costo di essere ripetitivo, il punto di forza di
questa regione sono le immersioni, molto diverse da
quelle che potreste fare sulla costa caraibica: a Cancun
e Playa del Carmen trovate i colori, qui i "pezzi
grossi".La baia di La PazLa baia è frequentata tutto l'anno dagli squali balena e i diving non si fanno certo scappare questa ghiotta occasione. Se volete però esser certi di non mancare l'obiettivo, è meglio che vi rivolgiate ai diving più attrezzati: vi consiglio il Baja Diving & Service sito all'interno del Club Cantamar (www.clubcantamar.com), che la mattina passa con un pulmino per tutti gli hotel di La Paz a recuperare i clienti. Con questo diving avrete la migliore possibilità di avvistamento, infatti rispetto agli altri offre un servizio aggiuntivo: come supporto alla barca viene utilizzato un ultraleggero, il cui unico compito è quello di avvistare dall'alto gli squali balena e comunicare via radio le loro coordinate geografiche. Los IslotesQuesta è l'immersione più famosa di tutta la Baja Califiornia, sull'isoletta di Los Islotes risiede una colonia di 350 leoni marini, immergersi con loro è un emozione unica. Mentre i maschi territoriali se ne stanno al largo (se vi vengono vicini vuol dire che siete nei guai), le femmine invece vi vengono vicinissime per curiosare e i cuccioli arrivano addirittura a morsicarvi dolcemente per giocare. Non ho dubbi, questa è una di quelle immersioni a cui bisogna dedicare una pagina speciale del vostro log-book. Relitto C-69Si tratta di una fregata americana lunga un centinaio di metri, affondata appositamente per creare un reef artificiale. Quello che rende intrigante questa immersione è che il relitto è totalmente penetrabile per tutta la sua lunghezza e, data la sua notevole stazza, potreste passare due intere immersioni senza passare mai due volte per lo stesso punto. Non c'è alcun rischio di perdersi, la visibilità è eccellente e, poiché il relitto è coricato su un lato, tutti gli interni sono illuminati dalla luce del sole. El BajoE' l'immersione più impegnativa, si tratta di un'immersione profonda, in corrente e nel blu, alla ricerca degli squali martello che battono spesso questa zona di mare. Per riuscire ad ottenere che il diving vi ci porti, dovrete attuare sin dal primo giorno una strategia di sfiancamento, cioè dovrete rompere le scatole in continuazione fino a che non vi ci portano (l'abbiamo spuntata l'ultimo giorno).
Giunto alla conclusione del mio terzo viaggio in Messico, mi è
difficile dire cosa mi sia piaciuto di più, la sua caratteristica è
appunto quella di essere caleidoscopico, di soddisfare tutti i
sensi, il gusto con la sua articolata cucina, l'olfatto con gli
odori dei suoi mercati, l'udito con la sua musica chiassosa e la
vista con i suoi saturi colori.
Di questo interessante itinerario mi rimane nel cuore la
convinzione che il Messico sia un grande paese, che è in
grado di offrire tanto al viaggiatore, troppo per un
unico viaggio, troppo anche per tre... |
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