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USA: Viaggio nelle Florida Keys
di Elena Omerini
Estate 2004

Chi mi conosce bene sa che io nutro un’enorme passione per gli U.S.A., infatti lavoro in Caserma Ederle, e quest’anno sono stata molto contenta di essere andata in ferie negli States, precisamente nelle Florida Keys e a Miami Beach per la prima volta, e a New York per la terza volta (sono un caso irrecuperabile!!!). Era la sesta volta che andavo negli States ma io non mi stanco mai di andarci, quindi probabilmente in futuro troverete altri miei racconti su questo grande paese.

Ma andiamo per ordine: le Florida Keys sono una serie di isole coralline che prolungano la Florida nell’Oceano Atlantico e nel Golfo del Messico. Pur essendo un arcipelago, si raggiunge in automobile da Miami percorrendo la leggendaria US-1 Highway, una spettacolare autostrada di 180 chilometri che con 42 ponti unisce tutte le oltre 40 isolette, e che trova nel Seven Miles Bridge, un ponte nell’oceano lungo circa undici chilometri, un emozionante spettacolo artificiale.
Nelle Florida Keys si trova l’unica barriera corallina vivente degli Stati Uniti, e nel 1960 è stato creato il primo Parco Marino subacqueo della nazione, il John Pennekamp Coral Reef State Park, adiacente al quale dal 1975 si trova il Key Largo National Marine Sanctuary. A Kew West si trova invece il Key West Marine Park. Tutte queste aree sono protette dalla legge contro l’abuso ambientale ed ecologico, garantendo così la vita, la preservazione e la conservazione del corallo e di tutte le specie marine.

La prima tappa del mio viaggio è stata Key West, una cittadina dall’atmosfera caraibica, nella quale non ci sono i soliti grattacieli americani ma delle belle casette in stile coloniale di colore pastello. Key West è il luogo più a sud degli Stati Uniti, “the Southernmost City in the Continental USA”, infatti lì si trova il motel più a sud, il benzinaio più a sud, tutto è più a sud! Ed è proprio in questo luogo “sudista” (nel senso di più a sud, è una battuta!!!) che io ho fatto le mie prime due immersioni. Io avevo già prenotato il tutto dall’Italia tramite Internet, e guardando i vari siti dei diving center ho scelto quello che mi ispirava più fiducia, cioè il “Southpoint Divers” (www.southpointdivers.com). Il costo delle immersioni non mi è sembrato eccessivo, $60 di due immersioni, più  $25 di noleggio attrezzatura.
Siamo partiti dal porticciolo alle 13:30 del pomeriggio sotto un sole cuocente a bordo di una barca attrezzata per subacquei e molto spaziosa (vedere foto sotto),
quindi molto diversa da quelle con cui siamo abituati noi, soprattutto diversa da quelle che si usano in Croazia! Ci hanno portato a circa mezz’ora di navigazione dalla costa, in due posti chiamati Marker 32 e 9 Foot Stake.

E qui comincia il bello (e il brutto...). La mia passione per l’America e per gli Americani è un po’ diminuita quando ho visto il metodo con cui loro ti portano a fare le immersioni. A bordo della barca c’era il capitano della barca, un divemaster e un assistente del diving center. Arrivati sul luogo dell’immersione l’assistente ha fatto un breve briefing sull’immersione e su quello che c’era da vedere, dopo di che ha trovato un dive buddy (compagno) per chi non l’aveva (come me ad esempio), ha detto l’ora in cui dovevamo tornare sulla barca e ha comunicato a tutti che la piscina era aperta. Quindi io mi chiedo: e se uno non parla una parola di inglese cosa fa? Comunque, a quel punto io e il mio compagno, dopo una breve presentazione per sapere almeno i nostri nomi e che tipo di brevetto avevamo, ci siamo buttati nelle calde acque (30 gradi, che goduria!) dell’Oceano Atlantico. La profondità raggiunta è stata al massimo di 9 metri, quindi la sconsiglio vivamente agli amanti delle immersioni profonde, ma per chi come me vuole vedere più pesci e più vita marina possibile senza andare troppo profondi, è il massimo. Ho visto un sacco di pesci colorati come il pesce angelo, pesce pappagallo, pesce trombetta, pesce scoiattolo, pesce balestra, pesce chirurgo, pesce scatola, ma il momento più emozionante dell’immersione è stato quando uno squalo nutrice di circa un metro si è avvicinato con molta tranquillità ed ha proseguito per la sua strada senza nemmeno accorgersi di noi. Io avevo già visto degli squali nutrice l’anno scorso facendo immersioni a Santo Domingo, e sapevo che sono innocui per gli uomini, però vedere uno squalo nuotare vicino a se è sempre una grande emozione. Ho visto anche alcuni barracuda, ma questi non mi hanno entusiasmato particolarmente.
Le altre due immersioni le ho fatte invece a Key Largo (“Largo” in realtà significa “lungo”, non largo!), il primo isolone che si trova allontanandosi da Miami e dirigendosi verso le Florida Keys. Anche in questo caso avevo già fatto la prenotazione dall’Italia presso il diving center “Aqua-nuts” (www.aqua-nuts.com).
Il metodo utilizzato dal diving center era sempre lo stesso: ci hanno portato in una delle aree del parco marino protetto John Pennekamp Coral Reef Park, che si chiama the Elbow (il gomito), nella quale si trovano molti relitti storici, come Mikès wreck e The City of Washington wreck, che sono i due siti nei quali ho fatto le immersioni. La profondità massima raggiunta è stata di 9,5 metri, e sinceramente i relitti non erano un granché perchè delle navi era rimasto gran poco, però durante queste due immersioni non ho visto squali nutrice, bensì due bellissime ed eleganti aquile di mare che nuotavano insieme tranquille e indisturbate. Era la prima volta che le vedevo e sono rimasta davvero estasiata dalla loro bellezza ed eleganza. Per quanto riguarda la temperatura dell’acqua ed altri pesci visti durante le immersioni, vedasi ciò che ho scritto prima in riferimento alle immersioni fatte a Key West.
In conclusione posso dire che sono stata contenta delle immersioni fatte e di quello che ho visto, anche se non mi è piaciuto il metodo, infatti sono convinta che avrei visto molto di più se ci fosse stata una guida con noi sott’acqua, che conosceva sicuramente il luogo meglio di noi e che ci avrebbe fatto esplorare tutte le bellezze marine, senza obbligarci a tornare due e tre volte nello stesso posto per cercare di non allontanarci troppo dalla barca, cosa che invece è successa a me e al mio dive buddy, ma gli americani non sono perfetti in tutto...

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