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USA: Viaggio nelle Florida Keys
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Ma andiamo per
ordine: le Florida Keys sono una serie di isole coralline che prolungano la
Florida nell’Oceano Atlantico e nel Golfo del Messico. Pur essendo un
arcipelago,
si raggiunge in automobile da Miami percorrendo la leggendaria US-1 Highway,
una spettacolare autostrada di 180 chilometri che con 42 ponti unisce tutte
le oltre 40 isolette, e che trova nel Seven Miles Bridge, un ponte
nell’oceano lungo circa undici chilometri, un emozionante spettacolo
artificiale.Nelle Florida Keys si trova l’unica barriera corallina vivente degli Stati Uniti, e nel 1960 è stato creato il primo Parco Marino subacqueo della nazione, il John Pennekamp Coral Reef State Park, adiacente al quale dal 1975 si trova il Key Largo National Marine Sanctuary. A Kew West si trova invece il Key West Marine Park. Tutte queste aree sono protette dalla legge contro l’abuso ambientale ed ecologico, garantendo così la vita, la preservazione e la conservazione del corallo e di tutte le specie marine. |

La prima tappa del mio viaggio è
stata Key West, una cittadina dall’atmosfera caraibica, nella quale non ci
sono i soliti grattacieli americani ma delle belle casette in stile
coloniale di colore pastello. Key West è il luogo più a sud degli Stati
Uniti, “the Southernmost City in the Continental USA”, infatti lì si trova
il motel più a sud, il benzinaio più a sud, tutto è più a sud! Ed è proprio
in questo luogo “sudista” (nel senso di più a sud, è una battuta!!!) che io
ho fatto le mie prime due immersioni. Io avevo già prenotato il tutto
dall’Italia tramite Internet, e guardando i vari siti dei diving center ho
scelto quello che mi ispirava più fiducia, cioè il “Southpoint Divers” (www.southpointdivers.com).
Il costo delle immersioni non mi è sembrato eccessivo, $60 di due
immersioni, più $25 di noleggio attrezzatura.
Siamo partiti dal porticciolo alle 13:30 del pomeriggio sotto un sole
cuocente a bordo di una barca attrezzata per subacquei e molto spaziosa
(vedere foto sotto),
quindi molto diversa da quelle con cui siamo abituati noi, soprattutto
diversa da quelle che si usano in Croazia! Ci hanno portato a circa mezz’ora
di navigazione dalla costa, in due posti chiamati Marker 32 e 9 Foot Stake.

E qui comincia il bello (e il
brutto...). La mia passione per l’America e per gli Americani è un po’
diminuita quando ho visto il metodo con cui loro ti portano a fare le
immersioni. A bordo della barca c’era il capitano della barca, un divemaster
e un assistente del diving center. Arrivati sul luogo dell’immersione
l’assistente ha fatto un breve briefing sull’immersione e su quello che
c’era da vedere, dopo di che ha trovato un dive buddy (compagno) per chi non
l’aveva (come me ad esempio), ha detto l’ora in cui dovevamo tornare sulla
barca e ha comunicato a tutti che la piscina era aperta. Quindi io mi
chiedo: e se uno non parla una parola di inglese cosa fa? Comunque, a quel
punto io e il mio compagno, dopo una breve presentazione per sapere almeno i
nostri nomi e che tipo di brevetto avevamo, ci siamo buttati nelle calde
acque (30 gradi, che goduria!) dell’Oceano Atlantico. La profondità
raggiunta è stata al massimo di 9 metri, quindi la sconsiglio vivamente agli
amanti delle immersioni profonde, ma per chi come me vuole vedere più pesci
e più vita marina possibile senza andare troppo profondi, è il massimo. Ho
visto un sacco di pesci colorati come il pesce angelo, pesce pappagallo,
pesce trombetta, pesce scoiattolo, pesce balestra, pesce chirurgo, pesce
scatola, ma il momento più emozionante dell’immersione è stato quando uno
squalo nutrice di circa un metro si è avvicinato con molta tranquillità ed
ha proseguito per la sua strada senza nemmeno accorgersi di noi. Io avevo
già visto degli squali nutrice l’anno scorso facendo immersioni a Santo
Domingo, e sapevo che sono innocui per gli uomini, però vedere uno squalo
nuotare vicino a se è sempre una grande emozione. Ho visto anche alcuni
barracuda, ma questi non mi hanno entusiasmato particolarmente.
Le altre due immersioni le ho fatte invece a Key Largo (“Largo” in realtà
significa “lungo”, non largo!), il primo isolone che si trova allontanandosi
da Miami e dirigendosi verso le Florida Keys. Anche in questo caso avevo già
fatto la prenotazione dall’Italia presso il diving center “Aqua-nuts” (www.aqua-nuts.com).
Il metodo utilizzato dal diving center era sempre lo stesso: ci hanno
portato in una delle aree del parco marino protetto John Pennekamp Coral
Reef Park, che si chiama the Elbow (il gomito), nella quale si trovano molti
relitti storici, come Mikès wreck e The City of Washington wreck, che sono i
due siti nei quali ho fatto le immersioni. La profondità massima raggiunta è
stata di 9,5 metri, e sinceramente i relitti non erano un granché perchè
delle navi era rimasto gran poco, però durante queste due immersioni non ho
visto squali nutrice, bensì due bellissime ed eleganti aquile di mare che
nuotavano insieme tranquille e indisturbate. Era la prima volta che le
vedevo e sono rimasta davvero estasiata dalla loro bellezza ed eleganza. Per
quanto riguarda la temperatura dell’acqua ed altri pesci visti durante le
immersioni, vedasi ciò che ho scritto prima in riferimento alle immersioni
fatte a Key West.
In conclusione posso dire che sono stata contenta delle immersioni fatte e
di quello che ho visto, anche se non mi è piaciuto il metodo, infatti sono
convinta che avrei visto molto di più se ci fosse stata una guida con noi
sott’acqua, che conosceva sicuramente il luogo meglio di noi e che ci
avrebbe fatto esplorare tutte le bellezze marine, senza obbligarci a tornare due e tre
volte nello stesso posto per cercare di non allontanarci troppo dalla barca,
cosa che invece è successa a me e al mio dive buddy, ma gli americani non
sono perfetti in tutto...
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